Rammstein: Rosenrot

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Ver Sacrum Non ho idea di quanti dei lettori di Ver Sacrum possano conoscere i System Of A Down, ma il caso della formazione di Los Angeles è stato il primo a venirmi in mente quando ho saputo da che tipo di materiale è composto questo nuovo album dei Rammstein… Nel 2001 i SOAD realizzarono l’ottimo Toxicity, con il quale ottennero un successo a dir poco clamoroso che indusse la loro label a pubblicare quasi subito un altro disco (peraltro molto bello…), all’interno del quale erano stati raccolti i cosiddetti “scarti” della lavorazione di quello sopraccitato. Stessa cosa è accaduta anche a Till Lindemann e compagni, che hanno pensato bene di utilizzare i brani rimasti fuori da Reise reise per assemblare un cd nuovo di zecca. Inutile dire che l’operazione appare quanto mai appropriata, anche perché Rosenrot sarà pure un album di “avanzi” e magari non sarà la cosa migliore che il gruppo ha prodotto finora, ma è pur sempre superiore alla maggior parte dei lavori (di genere similare) che si possono ascoltare al momento… E poi rimane il fatto che i Rammstein o li si ama alla follia, oppure li si odia perché li si considera i re dell’industrial metal più tamarro e grossolano: personalmente appartengo alla prima categoria e non ricordo di aver mai sentito una loro canzone davvero brutta o inascoltabile (secondo me neanche saprebbero farla), per cui ben vengano le varie “Mann gegen mann”, “Wo bist du”, “Zerstören”, o “Benzin” (quest’ultima già diventata un vero e proprio tormentone), ma anche le più rilassanti (per modo di dire…) “Ein lied” e “Stirb nicht vor mir”, o la divertente “Te quiero puta!” (con testo in lingua spagnola). È ovvio che esse non aggiungono assolutamente nulla di nuovo a quanto già sapevamo della band, gli ingredienti tipici della minestra che i tedeschi ci hanno propinato in questi anni sono sempre tutti là (riffoni granitici abbinati a melodie ultra-catchy e un cantato sempre sopra le righe), ma come ho già detto va bene così e credo che andrà benissimo anche a tutti i fan del gruppo. I detrattori probabilmente troveranno da ridire, ma è anche vero che se in giro ci fosse parecchia gente in grado di fare un disco così servendosi solo di materiale di “seconda scelta”, beh allora staremmo davvero tutti meglio…

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