All Souls' Day: In The Mourning

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Ver Sacrum Le dolentissime note di “A breath from the death” battezzano l’esordio discografico dei veneti All Souls’ Day, tracciando nitidamente il sentiero sul quale essi s’incamminano con ostentata fierezza, ovvero autarchico ed incompromesso doom spezzato da decisi impulsi epici, e devoto alla tradizione auspicata dai leggendari Candlemass in virtù di incorrotti capolavori quali “Nightfall” ed “Ancient dreams”. Un moloch di plumbea tetraggine appena scalfito da parziali dinamismi strumentali, edificato da una voce drammaticamente impostata e dal cupo martellare della sezione ritmica, sulla quale s’inerpica una battagliera chitarra, grondante note disperate. Ennesimo manifesto della musica dell’avverso destino è “A mortal day”, con un liquido fraseggio della sei corde ad evocare la quieta disperazione che segue l’addio. La voce muliebre poteva venir meglio sfruttata, apparendo così com’è fuori contesto, ma trattasi di pallida sfumatura presto cancellata al pachidermico incedere del brano. Nulla si inventa nel doom, ed ogni episodio deve possedere la coerenza e la pertinacia che si riconoscono agli iniziati, ed anni di gavetta, trascorsi nell’oscurità, hanno forgiato il carattere degli ASD, pronti a gettare l’anima nella pugna, come nella estenuante e cerimoniale “The mourning”. La speme mitigatrice d’un domani migliore si spenge fra le spire asfissianti della possente “At the bell toll”, la quale, unita alla strumentale “Forever”, dà forma ad una piece de resistence magniloquente. “The sinner” evoca espiazioni dolorose, la breve anticipazione di “Ancient” chiude “Into the mourning”, rimandandoci al futuro. Che sia già scritto? Una nera processione s’approssima al disadorno cenotafio edificato sulla terra sconsacrata a causa d’occulti riti… It’s time of doom, again! P.S.: v’è pure una – sorprendente – ghost-track!

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