Soul Takers

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Giunti all’esordio col positivo Tides, da noi già recensito, i Soul Takers evidenziano un peculiare gusto compositivo, generante brani eleganti e ben strutturati. Avendo ben assimilato la lezione di indiscutibili padrini del genere metallico-progressivo, innerbano le loro creazioni di un peculiare tratto darkeggiante, evidenziato dal violino di Jari Pilati, titolare di uno strumento troppo spesso sottovalutato in ambito rock. E’ con piacere adunque che il sottoscritto, investito di tale onorevole compito, si appresta ad intervistare i nostri validi musici.

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© www.soultakers.net

Pur rappresentando il vostro esordio ufficiale, Tides evidenzia una grande maturità. Qual’è il percorso artistico che avete compiuto, prima di giungere al presente disco?

[Mauro DeBrasi] La band è attiva da molti anni. Per lo meno dal 1998, data che abbiamo scelto come ufficiale della nascita del gruppo. In realtà esiste da molto più tempo, anche se con caratteristiche (e membri, a parte Francesca e Federica, che la hanno fondata) differenti. Inizialmente suonavamo cover poi, mano a mano, abbiamo pensato di comporre musica nostra. Questo avvenne all’incirca dieci anni fa’. Io non facevo ancora parte del gruppo. Un brano come “Breath of Time”, ad esempio, appartiene a questo primo periodo. In effetti in questo cd sono presenti tutte le canzoni che abbiamo composto e portato avanti in un lungo lasso di tempo. E’ una grossa parte di noi stessi…

Il genere da voi praticato, classificato dai media che contano come metal-prog, vive attualmente un periodo di stanca, eppure Tides suona incredibilmente fresco. Chi vi ha ispirato in questi anni, ci sono dei modelli ai quali vi sentite legati, e che vi piace citare come ascendente artistico?

[Mauro DeBrasi] Quale genere di metal non vive un periodo di stanca attualmente, per lo meno in Italia? Sentimentalismi a parte credo che la forza (o la debolezza, a seconda dei punti di vista) del nostro lavoro sia il fatto di trovarsi al punto di confluenza di vari generi. Quel che credo importante è che ci siamo trovati in questa posizione senza pianificarlo, semplicemente seguendo i nostri gusti e i nostri ascolti. Seguendo insomma ciò che ci piaceva. Poi personalmente sono abbastanza contrario alle schematizzazioni, alla divisione in generi. Credo che questa frenesia classificatoria non faccia che dividere ulteriormente una scena che è tutto fuorché unita. Alla fine facciamo tutti quanti metal, rock, ai limiti, dai Cannibal Corpse ai Lacrimosa. Insomma: non abbiamo mai pensato facciamo un gruppo alla Helloween tutt’al più abbiamo fatto cover degli Helloween… Come ascendenti possiamo citare gli stessi Helloween, Savatage, Angra, Nevermore, Pain of Salvation, Lacrimosa…ma si tratta più di band che amiamo o abbiamo amato, più che di fonti di ispirazione. Alcune non c’entrano praticamente nulla con noi!

La vostra formazione è particolare, se accomunata alla massa, vantando la presenza di ben due componenti muliebri, le quali donzelle per inciso rivestono ruoli fondamentali, e di un violinista. Uno stromento, quello di Jari, che pochi hanno saputo valorizzare.

[Mauro DeBrasi] Credo che la particolarità della nostra formazione dipenda in gran parte dal fatto che Francesca e Federica, che hanno fondato la band e suonano, rispettivamente, chitarra e pianoforte, vengano dalla musica classica. Ciò ha reso naturale cercare di fondere il metal con la musica classica (non l’ha mai fatto nessuno, vero? ah ah ah :-D), sia a livello compositivo che a livello timbrico, inserendo cioè strumenti acustici quali piano, violino e violoncello in ruoli spesso (soprattutto per quel che riguarda il pianoforte) di primo piano.

Proprio a Jari chiedo di soddisfare una mia personale curiosità, come si è avvicinato al mondo del rock, suonando uno strumento così particolare, per il genere.

[Jari Pilati] Mi sono avvicinato attraverso l’ascolto, della musica rock, appunto e non propriamente metal. Per un certo periodo ho ascoltato parecchio gli Afterhours, che utilizzavano il violino, anche se in una maniera molto diversa. Però questo mi ha aperto gli occhi sul fatto che si potesse usare il violino in un contesto non tradizionale e anche duro. Poi ho iniziato ad ascoltare un po’ di prog. Un bel giorno mi hanno proposto di suonare in un gruppo black e da lì il passaggio ai Soul Takers è stato breve.

Federica e Francesca, oltre che militare nello stesso gruppo, siete pure sorelle. Vi sentite, per questo, artisticamente simili, come formazione ed impulsi? Entrambe evidenziate grande rispetto per i classici, ma pure una profonda conoscenza di vostri colleghi contemporanei.

[Francesca e Federica Badalini] Ci siamo sempre sentite sulla stessa lunghezza d’onda e ci siamo sempre trovate molto bene a lavorare insieme, per questo ci è venuto naturale creare e portare avanti questo progetto. Le nostre influenze classiche crediamo siano abbastanza evidenti: è qualcosa che appartiene alla nostra formazione e per ciò incide su ciò che noi facciamo anche senza volerlo. Ma le nostre influenze arrivano certamente anche dal mondo metal, dai gruppi che al momento adoriamo e da quelli che abbiamo ascoltato per anni: le band citate prima da Mauro ne sono un esempio.

Altro tratto distintivo, la voce dell’ottimo Dino Brentali, cantante davvero dotatissimo e capace di una prestazione eccellente.

[Mauro DeBrasi] Siamo contenti che tu abbia apprezzato il nostro cantante. E’ con lui che i Soul Takers hanno cominciato, ed è un elemento insostituibile della band, anche dal punto di vista compositivo. E’ un cantante ed un musicista molto preparato, dal timbro inconfondibile. Il canto è veramente la sua vita: mi è capitato raramente di incontrare persone dedite a tal punto alla musica…e non lo dico perchè è il nostro cantante: è veramente monomane!

Aleggia sulla vostra opera un’aura darkeggiante, a tratti melancolica, altri magniloquentemente drammatica. Essendo qualitativamente omogenea, si rischia davvero di rendere torto alle restanti composizioni, citandone solo alcune. Trovo comunque che “The fakest jest” sia praticamente… perfetta. L’inserto recitato in francese è spunto geniale!

[Mauro DeBrasi] Mi pare che l’inserto in francese sia stata un’idea del nostro bassista…i versi invece sono stati scelti dalla sua ragazza. Ma è stato tanti anni fa, la memoria potrebbe tradirmi. In ogni caso sono due strofe di una poesia di Baudelaire, da “Le Fleurs du Mal”. Non chiedetemi di quale poesia!!!

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Andrea (basso) e Mauro (batteria) rappresentano una sezione ritmica affiatata e potentissima. L’anima metallica del gruppo, ma capace pure di esibire grande fantasia.

[Mauro] Già, io sono senza dubbio il più metallaro del gruppo, anche se non vado in giro vestito di pelle nera né borchiato da capo a piedi, e non faccio neppure sacrifici umani. Sono troppo timido per tutto questo! Scherzi a parte mi piace suonare pesante, ho suonato per un paio di anni in una band thrash, ed ho iniziato suonando power. Mi piacciono coloro che suonano aggressivamente. Per quel che riguarda Andrea, meglio che risponda lui…

[Andrea] Io invece probabilmente insieme a Jari sono il meno metallaro del gruppo, anche se le mie radici sono sicuramente metal. Ti ringrazio innanzi tutto per il complimento, devo dire che sicuramente la sintonia con Mauro è dovuta innanzi tutto al fatto di suonare insieme da tantissimo tempo, il fatto di conoscersi (musicalmente e non solo) aiuta molto l’interazione nella sezione ritmica.

Per quanto riguarda il fondamentale apparato lirico, a che si ispirano i vostri testi? E come si legano all’ordito strumentale di ogni singolo pezzo?

[Mauro DeBrasi] Sono stati d’animo, scaviamo, o meglio cerchiamo di scavare, all’interno di noi stessi, delle nostre paure, frustrazioni, angosce. Cerchiamo nelle nostre miserie per ritrovare quel che ti permette di tirare avanti. Ogni tanto ci ispiriamo a testi poetici preesistenti, Musil, Villon, Shakespeare. Ho composto anch’io alcuni testi: a volte parto appunto da versi in cui mi sono imbattuto e che trovo particolarmente belli, e ricamo su di essi.

Oltre che nella produzione, Tides evidenzia una particolare cura pure dal punto di vista grafico. Se la prima va ascritta alla frequentazione di uno studio rinomato quale il “New sin” di Luigi Stefanini, a chi va il merito di di aver concepito un booklet a tal punto gradevole?

[Mauro DeBrasi] Il booklet è opera di Jarno Lahti, un artista finlandese. Ci siamo imbattuti in lui per caso: abbiamo suonato con i Summoner ed abbiamo trovato bella la copertina del loro cd. Così l’abbiamo contattato e ci siamo accordati. Abbiamo rifiutato il primo lavoro che ci ha proposto. Il secondo invece era quello che volevamo. Aveva colpito nel segno! Abbiamo provato una decina di varianti ed infine abbiamo scelto. E’ stato molto gentile e disponibile. Dopo aver scelto l’impostazione generale dell’artwork abbiamo collaborato per un po’ di tempo via email modificando i particolari. Abbiamo seguito di persona il lavoro, ci tenevamo al fatto che esso fosse in sintonia con la musica. Insomma, volevamo che artwork, musica e video fossero un tutt’uno… Ci sono tanti particolari nell’artwork che non sono causali…può essere anche divertente cercarli, alcuni sono veramente delle piccole sorprese.

Quali responsi ha ottenuto ad oggi Tides? Vi sentite ripagati dell’impegno profuso? C’è qualcosa (c’è sempre, un artista non è mai pienamente soddisfatto delle sue creature…) che rifareste daccapo, o che semplicemente modifichereste?

[Mauro DeBrasi] Siamo nel complesso soddisfatti, sia dal lavoro in sé, sia da come è stato accolto. Tornando indietro punteremmo su una produzione più aggressiva, con chitarre e batteria maggiormente presenti. Ma si tratta di dettagli. Un’altra cosa che senz’altro cambieremmo è la durata del cd: un’ora è una durata eccessiva. D’altronde contiene tutti brani che avevamo composto fino ad allora. E questo è positivo perchè, in un certo senso, ci ha permesso di chiudere un capitolo.

Come state promuovendo Tides? La vostra etichetta vi sta supportando, anche dopo l’uscita del disco?

[Mauro DeBrasi] La nostra etichetta fa quel che è nelle sue possibilità. E’ una piccola label, ma nel complesso non possiamo lamentarci. Per il resto cerchiamo di suonare il più possibile in giro (anche se ultimamente abbiamo diminuito la frequenza degli impegni live per poterci dedicare ai nuovi brani) e di sfruttare internet per la promozione. E’ gratuito e ti permette di raggiungere tutto il mondo. E’ uno strumento fantastico da un certo punto di vista. Da un altro mi fa paura.

State componendo dei nuovi brani? In che direzione si orienteranno presumibilmente le nuove composizioni dei Soul Takers?

[Mauro DeBrasi] Esatto! abbiamo già pronti sei brani e registreremo ancora presso i New Sin Studio tra luglio e agosto prossimo. Questa volta ci fermeremo in studio più a lungo, per poter curare meglio i particolari. Riguardo alla direzione seguiremo la nostra naturale evoluzione. Non ci interessa pianificare a priori dove andremo. Ogni brano è un caso a sé, e quel che ci preme è scrivere delle canzoni che siano belle, e che siano nostre.

Riuscite ad esibirvi dal vivo, anche se il vostro genere non è assolutamente facile da proporre?

[Mauro DeBrasi] Suoniamo dal vivo abbastanza spesso. Certo, la situazione in Italia è abbastanza demotivante, da questo punto di vista, ma che si può fare se non dare del nostro meglio e adattarsi? D’altronde credo che la musica, almeno come la intendiamo noi, esista essenzialmente dal vivo: le registrazioni sono un surrogato, e in un certo senso la uccidono. Penso a quanto poco conti oggigiorno il musicista in sé, quanto la tecnologia abbia cambiato tutto. Che belli i dischi vecchi tutti impastati, con le batterie distorte e, magari, i soli fuori tono! Oggigiorno suonano tutti benissimo su cd, salvo poi andare a vedere le band dal vivo e, a volte, avere delle pessime sorprese.

Auspicando un futuro radioso, e ringraziandovi per la pazienza prestatami, cedo a voi la parola, per il commiato dai nostri lettori.

[Mauro DeBrasi] Grazie a voi per averci ospitato sul vostro sito! Vi invitiamo tutti a visitare le nostre pagine su www.soultakers.net, e speriamo di incontrarci dal vivo!

Ciao e a presto!

Ci accomiatiamo così dai coraggiosi Soul Takers, nella speranza di aver contribuito a vieppiù diffondere il loro messaggio artistico. A voi lettori spetta ora il compito d’approfondire i contenuti dei quali Tides è ricco!


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