Aa.Vv.: Darklife & Interstice Sampler 2005

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Ver Sacrum L’utilità d’una compilazione viene riposta generalmente nella possibilità offerta all’ascoltatore di conoscere nuove realtà o recenti uscite di gruppi già noti, senza dover procedere all’acquisto alla cieca di ciascun relativo CD. La qualità può essere discostante, ma la funzione di catalogo viene rispettata pure per il “Sampler 2005” confezionato da Darklife e da Interstice, il quale raccoglie ben diciotto pezzi di autori noti come Zeni Geva e KK Null, ed altri sconosciuti ai più. Per quanto riguarda la ripartizione geografica, spicca ovviamente la presenza di progetti provenienti dalla vicina Confederazione; quattro belgi e due a testa fra Stati Uniti, Francia e Giappone (i già citati superospiti) completano il lotto, mentre per quanto riguarda il genere, parte delle composizioni risultano asservite al più estremo e martellante EBM/industrial, come nel caso della cinquina iniziale (The Weathermen vs. WRLC con una denunziante e crudelmente attuale “Daytime TV”, ovvero come la televisione può rimbecillire il popolino, Neon Electronics, Bak XIII con la sboccata “Fuck you & dance”, Grand Chaos ed Herr Liebe, con la viziosettaa “S.e.x.”), con delle più marcate variazioni al tema principale offerte in seguito dall’inquietante “Regarde de feu” dei Mimetic Fake (CH), lenta ed inesorabile discesa negli inferi della psiche umana deviata e deviante, episodio di durissima industrial reso ancor più cupo da una nenia cantilenante e morbosissima, dalla breve e metallica “Warum” dei Moulinet (F), o dalla più leggera e poppeggiante, anche troppo, “Change” dei Flintology (B), brano che risente dell’influenza di certa wave ballabile di metà anni ottanta, mentre “Des ombres du passè” degli S-Tantale si giuova di un bel titolo e di una sufficiente varietà. Il dinamico chitarrismo dei Macadam Pale Horses rompe decisamente gli indugi, spostando il tiro su un dark/gothic che risulta pur troppo privo di mordente e d’iniziativa. L’elettronica torna a primeggiare nella scombinata e psichedelica “Cyberblues” di Artmode vs. Mark Pistel, degna d’un viaggio psichico nel profondo sud degli States (ma che farebbe inorridire i conservatori di colà, col suo blues scarnificato e decisamente poco ortodosso!), e con l’etno/ambient percussivo di Zodiac Project vs. Opak (“Salvia divinorum”, che titolone, adatta a far da colonna sonora al filmino delle vostre vacanze consumate tra le vette e le valli del Nepal, del Tibet o del Buthan, scegliete voi, tanto in carenza d’aria il cervello va in corto…). Floating Mind si avvalgono di un reiterato beat e di un tastierismo minimale per svolgere la loro alienata “Extrem”, mentre trae in inganno l’appellativo Melodie, in quanto la sua indisponente ed inutile “Avant que le soleil se couche” di melodico non ha proprio nulla! “A.l.s.o. part.one” di Diffuse è votata al rumorismo puro, e non ci rende particolarmente ansiosi d’attendere la “part two”, se esiste o se ci sarà; idem per “Iron mountain” di Music For The Space (poveri alieni, se questa musica è dedicata a loro…), insieme raffazzonato di suoni piuttosto ostici ed indisponenti. Giungiamo così ai due pezzi di chiusura, assegnati a quel macellaio soniko di KK Null ed alla sua pazzoide ma geniale “Astrallop v.11”, che più lunga potrebbe costituire una ardua prova di resistenza (altrimenti utilizzabile per vendicarsi dei vicini, qualora siano dei fan di Al Bano e ve lo facciano sorbire ad ogni ora), ed alla maestosa “Interzona” timbrata Zeni Geva, senza dubbio vetta qualitativa della compilation. In somma, non mancano episodi a dir poco sorprendenti e degni di nota, tanto da far appuntare per benino il nome dei loro autori, e per questo possiamo dichiarare che “Darklife & Interstice” il suo compitino l’ha svolto con la dovuta coscienza.

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