Abiogenesi: Io Sono Il Vampiro

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Ver Sacrum Il quarto capitolo dell’epopea discografica dei veterani Abiogenesi si apre collo strumentale che gli attribuisce il titolo, porta attraverso la quale accediamo ad un mondo arcano, fortemente visionario essendo sospeso in una dimensione magica ed ultraterrena. La delicatezza naif di “Lontano” gli input dark di “Vampire blues”, le ottime rese di “Di nero vestita” (la “Lady in black” degli Huriah Heep di Ken Hensley) e di “Amico ti penso” (“Never let go” dei Camel), riletture attente e riverenti di classici misconosciuti di un passato oggi da molti rinnegato, non possono e non devono sopportare l’onta della trascuratezza. Si rischierebbe davvero di lasciarsi sfuggire un episodio dalla straniante bellezza, confermata da un episodio di breve durata ma dotato d’immaginifica forza come “Infinito”, ove le note paiono scaturire direttamente dalle più ascoste pieghe della nostra anima. L’evocativa “Belfagor” non necessita di parole, bastando la musica a creare un insieme unico di pathos ed enfasi, rafforzato dall’occulto recitato dell’ospite Laura Gea. Pagine di solenne dark-progressive rinvigorito da portentose scansioni hard vengono trascritte colla perizia d’un scrivano da Tony D’Urso, attento chitarrista e cantante ripudiante la forza in favore dell’espressività, dal tastierista Paolo Cerato, autore d’una altra piece strumentale di grande gusto quale “Leandro”, fine tessitore di tappeti sonori ora sontuosi e ridondanti, altrimenti discreti a tal punto da apparir quasi impercettibili ai nostri sensi come certa leggerissima brezza serotina, ma dei quali la presenza si misura eccome, e della sezione ritmica costituita dal fine cesellatore Sandro Immacolato alla batteria e da Roberto Piccolo, bassista dotato di gusto e misura. Chiude il disco la triade costituita dalla scheggia “Sex vampire”, ottima introduzione ad un altro omaggio, questa volta ai seminali Black Widow di Clive Jones, ossia “Mary Clark”, e dalla portentosa e settantiana “Sabba vampire”, frantumatensi in mille e più rivoli tracciati dagli stromenti. Colonna sonora della pellicola “I am a vampire” di Giuseppe D’Amico e Gianpiero Massimelli, questo esemplare campione di grande musica va ad arricchire il valido catalogo della piccola ma meritoria Black Widow, più che mai attenta alla qualità della sua proposta. Lontana dalla massa, e forse a questa di difficile assimilazione, e destinata ad un pubblico di cultori, dedicati all’intrinseco valore piuttosto che alla caduca apparenza.

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