En Soph: Project X-Katon

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Ver Sacrum Prosegue l’ascesa ai vertici della notorietà dei pervicaci Ensoph, vette non rappresentate dai prosceni illuminati dalle vacue luci dell’effimera gloria tributata da distratti scritturali di caduche mode, bensì quelle durevoli vergate sulle carte geografiche dell’Arte intesa quale compiuta visione di talento espresso per il tramite di una ferrea volontà. Che in “Projekt X-Katon” trova fertile umo ove germogliare e fruttificare. Gli anni sono trascorsi, l’esperienza si è via via stratificata, ed il lungo cammino intrapreso nel 1997 con l’acerbo ma degnissimo “Les confessions du Mat” (e prima ancora come Endaymynion) giunge ora, nell’appena sorto duemilaesei, ad una nuova svolta, ad un nuovo punto focale. E l’attenzione ed il giusto riconoscimento guadagnato colle operine che lo hanno preceduto verranno vieppiù accresciuti dai brani che andremo ad analizzare, degna trasposizione in musica di follia e di genio, di atmosfere malsane e morbose, di pause ove la poetica visionaria e disillusa dei suoi autori pare per un attimo solamente prendere il sopravvento, presto travolta dal marziale incedere di uno strumentismo ora asciutto, ora altezzosamente pomposo. Il tutto passato al fine setaccio della più pura inclinazione artistica. Ancora una volta Ensoph rifuggono l’ovvio, il banale, arricchendo le loro composizioni di variazioni operistiche, di passaggi magniloquenti cedenti il passo a parti drammaticamente intessute di pathos, di schegge violentissime che feriscono l’uditore penetrando il suo animo fin nelle più riposte pieghe. Non tragga in inganno l’intro medievaleggiante “In the name of freedom”, ripresa in chiusura d’albo, l’occulto recitato presto fugherà ogni illusione. Ci attendono sofferenza, paura, dolore. Il futuro è rappresentato dal Buio, dal timore dell’inconosciuto, dall’inquietante sentore di morte e di putrefazione che emana “Condemned (in the penal colony)”, dalla terrifica presa di coscienza che incombono su di noi e sulle nostre discendenze evi incubici dominati dalla degenerazione e dal Male (“D-Generation”). La maestosa trilogia russa “Kirillow’s bullet”/”Holy bleeds”/”Leaving no trace behind” agghiaccia e ci priva d’ogni forza, trasponendo meticolosamente un infido sentimento di cupo e disperato smarrimento. La rosa sfiorisce, prosciugata dall’incalzante verno, i suoi petali scivolano nella mota, ove marciranno. “Un petalo di pietà” è traccia ambient/industrial obscurissima, ove l’apocalittica visione della Fine viene amplificata dall’uso della lingua italiana. Poetica terribile e mortale, spogliata d’ogni illusoria speranza di riscatto. Gli input gothici che venano “Getsemani” dipanano trame teatrali ove la voce muliebre, ora eterea ora frenetica, fa da ennesimo contraltare a quella maschile, severa e censoriale. Turbinii strumentali rendono “The source becomes desert” traccia di garantito effetto scenico; Ensoph non cedono d’un passo alla tentazione di rendere la loro opera facilmente assimilabile, non v’è concessione alcuna alla certezza d’imbattersi in melodie note e per questo rassicuranti. Una ricerca sopra tutto estetica, ma estemizzata, di uno stile che sia fatto proprio, pronti a pagare qualsisia prezzo per ottenerlo, anche il più alto, quello della rinunzia al successo. E, come i temi ch’essi affrontano con spavalda ironia, ma pure con algidissima determinazione, che non possa assolutamente richiamare la banalità quotidiana. Eccellente il lavoro di produzione, svolto in quel The Outher Sound Studio di Giuseppe Orlando che è garante di perfetta eminenza, e che mette in risalto il gran lavoro che i musicisti hanno svolto, onde finalizzare le loro aspirazioni intellettuali mettendole al servizio di un disco che verrà senza dubbio ricordato negli anni. Perchè costituisce la perfetta trasposizione in musica di quello che siamo, e della malatissima humanità che ci circonda. Completano il lotto le versioni radio edit di “Condemned”, “Icons in the dust” e di “Leaving no trace behind”, se è possibile ancora più efficaci di quelle estese. Viene inoltre confermato il look da deviazione post-industriale che tanto si addice alla proposta del combo veneto.

Per informazioni: www.ensoph.it
Web: http://www.cruzdelsurmusic.com
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