Ver Sacrum L’attesa è adunque terminata. Irrompe “Wherever the storm may drop us down”, oscura ed epica piece dal vago sentore nephiliano alla quale è stato attribuito il gravoso compito di inaugurare il lungamente agognato (almeno da noi vecchi fan, permettetecelo!) “Radio Cornwall”, sesto capitolo della gloriosa e quindicennale saga artistica di Joerg Kleudgen e dei suoi The House Of Usher. Di questo disco si iniziò a favoleggiare ormai nel 2002, quando il talentuoso singer e scrittore teutonico (pure la versione cartacea di Ver Sacrum ospitò due suoi racconti, “Stromberg” ed “Ambra”, sul suo numero V del luglio ’94, mentre un’altra sua breve storia è stata inserita nel booklet di RC) recluse il gruppo in una fattoria di Fowey, nella verdissima ed appartata Cornovaglia, onde trarre ispirazione da quei lochi silenti ricchi di magiche emergenze, da quelle campagne smeraldine racchiuse tra frastagliate coste. I nostri turbamenti vengono così fugati: chi temeva che mai avesse visto la luce, ora può gioire. “Wherever the storm…” è magnifica, nei suoi sette minuti, ma è solo l’inizio di un lavoro memorabile, che riscrive le coordinate del goth-rock, aggiornandone i contenuti e tracciando nuove rotte esecutive. Il cantato di Joerg è magistrale, ispiratissimo, profondo. “More than average” inquieta col suo finale ove risuonano minacciosi romori di battaglia e di morte, dopo che una voce femminile ci aveva illuso, coi suoi dolci svolazzi; “A dead man’s hand” è una cavalcata lungo le polverose carovaniere gothike scoperte dai Fields, non ho potuto resistere all’impulso di schiacciare nuovamente il tasto play, per riascoltarla ancora ed ancora… Il sofferto romanticismo ch’è un altro dei mille tratti che caratterizzano “Radio Cornwall” fa la sua apparsa in “Hide and seek”, che oltre a vantare una bella linea di basso, si pregia di un chitarrismo assai melodico. Questo disco riserverà più d’una sorpresa a coloro che con rispetto vi si approssimeranno, pretendendo un ascolto assai attento di ogni episodio. Gli anni trascorsi da “Inferno” non sono stati consumati invano, anche le canzoni in apparenza più scontate nella forma come “Will you know me” o “It doesn’t matter” possono celare piccole schegge di puro genio, ad onta di tutti coloro che dichiarano il genere decotto e cronicamente incapace di risollevarsi dallo stato di paralisi creativa nel quale era scivolato. La definitiva catarsi è rappresentata dalle ottime “The floor she walked upon”, magnifica epopea nera ove Joerg offre l’anima a servizio del brano, e dove i suoi compagni lo sostengono con uno strumentismo intensissimo e dalla solenne “No love lost”, oltre che dalla profonda ed tetra title-track, dalle chitarre taglienti come lame adattissime a creare un’atmosfera pesante, amplificata dalla voce registrata di un noto politico americano (vedrete voi chi…). In chiusura, la solenne “Le morte d’Arthur” rappresenta l’omaggio che i THOU hanno voluto porgere alla terra che li ha ospitati. La prima tiratura di Radio Cornwall, limitata a mille copie, vede allegato un prezioso disketto contenente cinque versioni di loro brani del passato (oltre alla contemporanea “A dead man’s hand”) rielaborati dall’ensemble medievale Violet, il quale li dota di nuove vesti in virtù dell’utilizzo di cornamuse, flauti, hurdy-gurdy, etc. Buon ascolto!