Arctic Monkeys: Whatever people say I am, that's what I'm not

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Ver Sacrum Ma chi cavolo sono gli Arctic Monkeys? Fino a pochi mesi fa nessuno avrebbe saputo rispondere a questa domanda, adesso invece il loro nome è sulla bocca di tutti perché sono considerati una “brand new band di belle speranze”, tanto per usare un’espressione che dovrebbe chiarir subito ciò che essi rappresentano per la stampa musicale della loro nazione d’origine, e cioè l’Inghilterra. Eh sì, gli inglesi sono inarrivabili nell’arte di creare e lanciare nuovi trend: una band sconosciuta pubblica un paio di singoli e nel giro di qualche settimana si comincia a creare una spasmodica attesa per l’uscita del full-lenght, così come per i live-show del gruppo in questione, i cui componenti passano velocissimamente dallo status di studentelli sfigati a quello di rock-star! Gli AM hanno avuto una gran di fortuna nel riuscire a firmare un contratto con la Domino Records (la stessa per cui pubblicano i Franz Ferdinand!) e adesso sono lanciatissimi, ma viene da domandarsi se tanto interesse nei loro confronti sia effettivamente meritato. In realtà la risposta a tale quesito non è del tutto scontata, perché se da un lato il loro Whatever people say I am, that’s what I’m not non può esser considerato un esordio di quelli stratosferici, dall’altro non si può certo dire che sia un brutto lavoro! Il quartetto di Sheffield ha infatti confezionato tredici canzoni che scorrono via veloci e che ci mettono poco a convincere (un paio di ascolti se vogliamo proprio esagerare, non di più): il sound è grezzo e sporco quanto basta per essere apprezzato dai seguaci del new-rock di stampo americano, ma questi ragazzi non rischiano certo di essere scambiati per gli Strokes perché la loro musica ha anche forti legami con il brit-pop e il post-punk. Brani come “You probably couldn’t see…”, “When the sun goes down” o “I bet you look good on the dancefloor”, di per sé abbastanza semplici e lineari, hanno una freschezza e una carica capaci di mettere di buon umore, e questa mi pare un’ottima qualità!! Come ho detto in precedenza Whatever people… non è una di quelle cose per cui strapparsi i capelli, ma è anche vero che, a parte la poca originalità, non riesco a trovare grossi difetti alle composizioni incluse, che mi piacciono parecchio sia dal punto di vista musicale che da quello vocale. Posso quindi concludere dicendo che gli Arctic Monkeys sono un’ennesima bella scoperta, e che i giornalisti inglesi sono sì un po’ esagerati, ma ultimamente si stanno occupando di band alquanto interessanti…

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