Kelly Osbourne: Sleeping in the nothing

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Ver Sacrum Ma come si fa a parlare di un personaggio come Kelly Osbourne? Più che altro il problema è dove cominciare, visto che su di lei si potrebbe scrivere un libro… Non so quanti dei lettori di Ver Sacrum abbiano seguito il reality-show The Osbournes su Mtv, ma senz’altro coloro che l’hanno fatto avranno le scatole piene delle vicende di quell’assurda famiglia (anche se, diciamoci la verità, alcune puntate facevano morire dalle risate…). Guardandolo vi sarete accorti che la giovane Kelly sta tentando già da qualche anno di calcare le orme paterne, ed ovviamente non è una povera sprovveduta che non sa come districarsi nei meandri del music business. Qualche tempo fa mi era già capitato di recensire un suo disco (sto parlando di Changes, uscito nel 2003) e, anche se la tentazione era stata forte, non me la sentii di stroncarlo perché, tutto sommato, non avrebbe meritato tale trattamento. Anche stavolta la situazione è simile, nel senso che Sleeping in the nothing non è niente male e non permette certo di gridare allo scandalo, anzi… A differenza di Changes, che era un lavoro “punk-rock oriented”, questo cd pare molto più influenzato da generi come la new-wave e il synth-pop, ma soprattutto mette in evidenza una certa maturazione da parte della cantante inglese, che appare più consapevole dei propri mezzi e si rende protagonista di una discreta performance. Musicalmente parlando Sleeping… è caratterizzato da elementi quali l’immediatezza e la varietà, inoltre c’è da notare che, pur rivolgendosi più che altro al pubblico medio di Mtv (e quindi ad una massa di ragazzini dai gusti alquanto semplici e standardizzati), queste canzoni sono abbastanza stilose e ricercate, quasi a voler riscattare la signorina Osbourne dalla reputazione che si è fatta negli anni, e cioè quello di pseudo-punkettona rozza, volgare e sempre sopra le righe. Basta ascoltare l’opener “One word” (quasi identica a “Fade to grey” dei Visage), oppure la suadente “Secret lover”, per rendersi conto dell’accuratezza con cui l’album è stato realizzato, ma in generale un po’ tutte le track risultano convincenti grazie al particolare mix tra 80’s sound e pop moderno che le caratterizza così tanto. A dire il vero non so se Kelly riuscirà mai a far parlare di sé solo ed esclusivamente per meriti artistici, ma certo questo disco me l’ha fatta rivalutare molto e mi ha permesso di vederla sotto una luce diversa, cosa su cui non avrei scommesso un soldo bucato fino a pochissimo tempo fa…

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