Ver Sacrum Inizierei la recensione con due ammissioni: innanzitutto non avevo mai sentito nominare questo gruppo, che poi ho scoperto essere di provenienza metal e annoverare, tra i suoi membri, elementi provenienti addirittura dai 3rd And The Mortal; secondo, che l’ascolto iniziale mi aveva lasciato decisamente perplesso per la varietà di stili e forme in esso presenti. La motivazione di ciò è che si tratta di un EP contenente tre versioni remixate di un brano precedentemente edito dal gruppo (che suppongo sia “Terminus a quo / Terminus ad quem” tratto da Vilosophe), due cover più due brani nuovi. Come ci si può aspettare in casi del genere, il risultato è un disco alquanto incoerente dal punto di vista sonoro, che alterna momenti abbastanza interessanti ad altri, a mio giudizio, assolutamente poco significativi. Le sonorità vanno dal metal melodico, a momenti un po’ più tirati, al noise elettronico, ad ispirazioni vagamente elettro-pop. Ascoltando i tre remix, devo dire che non ho la più pallida idea di come potesse suonare il brano originario, tanto sono diverse tra loro le tre versioni: la prima, di un tale DJ Don Tomaso, è caratterizzata da un’elettronica morbida ma dal suono molto standard, su cui si sovrappongono campioni che, a tratti, la rendono un po’ più evocativa. Le altre due (attribuite a Cordell Klier), sono meno abbordabili: la prima, a mio parere senza dubbio il momento più interessante dell’EP, caratterizzata de gelidi battiti elettronici e rumori di fondo; l’altra è costituita da serie di rumori di fondo, glitch e interferenze spesso al limite del silenzio o del rumore bianco. La prima cover (“Cinder Alley” dei 16 Horsepower) mi ha riportato alla mente certe chitarre di fondo dei 3rd And The Mortal ma nel complesso non mi ha detto molto, troppo ispirata ad un metal melodico. L’altra (“Title – somewhat inspired by Duran Duran”), a metà strada tra un metal morbido e il pop anni ’80, mi ha detto anche meno. Anche i due brani nuovi mi lasciano abbastanza freddo, troppo indecisi tra la solita forma di metal un po’ melenso, momenti più tirati e tentazioni danzerecce.