Royksopp: The understanding

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Ver Sacrum Qui a Ver Sacrum non siamo molto abituati ad avere a che fare con la cosiddetta “elettronica mainstream”, per cui dover recensire l’ultima fatica dei Royksopp rappresenta per me una novità… Di cd così spudoratamente commerciali (per non dire quasi pop…) non me ne capitano spesso, e quindi non posso evitare di dire che un lavoro del genere non si rivolge certo a un pubblico “alternative”, bensì a una tipologia di ascoltatori abbastanza varia e “occasionale” (questa infatti è la classica roba che vi fanno sentire nei supermercati o nei megastore…). Prima di avere a che fare con The understanding mi era capitato di vedere il video di “What else is there?” e di rimanerne affascinata, non solo per le belle immagini ma anche per l’ottima musica, perciò speravo che un po’ tutto il disco fosse su quei livelli. Peccato però che mi stessi illudendo, e che quel brano sia un episodio a sé stante (in poche parole la bellezza della sua melodia e anche un certo dinamismo che lo contraddistingue si aggiungono a un fascino intrigante che le restanti track non hanno…). In realtà alcune altre belle canzoni ci sono (vedi ad esempio la raffinata “Triumphant”, l’eterea “Dead to the world” e la lunghissima “Alpha male”), ma il cd è composto anche da materiale che sinceramente avrei preferito non ascoltare. In particolar modo mi riferisco a “49 percent”, “Only this moment”, “Follow my ruin” e “Beautiful day without you”, che propongono un electro-pop noioso e stucchevole, oltre che scontatissimo. È chiaro che i norvegesi hanno voluto fare un album vario, con pezzi molto diversi l’uno dall’altro, ma se avessero optato per qualcosa di più uniforme adesso non sarei qui a chiedermi come giudicarlo, difatti il mio parere sarebbe stato o del tutto positivo (se avessero prevalso le sonorità più ricercate), oppure alquanto negativo (se avessero avuto la meglio quelle più trendy/commerciali)! A questo punto invece mi tocca dire che si tratta di un’uscita che lascia un po’ perplessi e fa venire l’amaro in bocca, perché da un lato fa vedere che i Royksopp sono buoni compositori, ma dall’altro dimostra che non faranno mai un disco “perfetto” se continueranno a voler accostare generi così diversi…

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