Suicide Commando: Bind, Torture, Kill!

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Ver Sacrum Circondato dalla consueta spasmodica attesa dei fans e preceduto da una certa diffidenza, nonchè da commenti prevenuti (quando si arriva all’apice della popolarità, i detrattori spuntano come i funghi… i VNV Nation ne sanno qualcosa!) ecco “Bind, Torture, Kill!” nuovo lavoro per Johan Van Roy aka Suicide Commando, uno dei progetti elettro piu’ “clonati” degli ultimi anni. Eh sì, perchè a Suicide Commando si può applicare lo slogan de “La Settimana Enigmistica”, vanta innumerevoli tentativi d’imitazione, ma l’originale (ed il migliore) in campo “harsch” rimane lui! Sarà anche vero che questo disco suona come “Mindstrip” o come “Axis of Evil”, ma è anche vero che nessuno sa produrre certe cose come Suicide Commando, un nome che è autentica garanzia di qualità per gli amanti dell'”harsch-elettro” !! Dopo aver dedicato il precedente album allo stato di tensione mondiale ed ai delicati rapporti tra Occidente e mondo islamico, Johan si cala nei panni del serial killer Dennis Rader, autore di efferati delitti secondo il “modus operandi” che dà il titolo all’album, ovvero: lega, tortura ed uccidi! Rispetto ad “Axis of Evil”, il nuovo album è ancora piu’ aggressivo (direi che il “mood” di “Bind, Torture, Kill!” è piu’ vicino a quello di “Mindstrip”) e i brani pronti a fare da riempipista sui dancefloor si sprecano. Si parte subito in maniera devastante con la “title track”, un brano che in apertura mi ha ricordato qualcosa di Combichrist, ma poi si sviluppa come un classico pezzo del signor Van Roy; altri brani destinati ad imperversare sui dancefloor sono le già note “Menschenfresser” e “Godsend” (questa presente in una versione diversa rispetto a quella del singolo), passando attraverso l’ottima “Conspiracy with the devil” (sul cd 2 della “limited edition” questo brano viene riproposto in diversi remix), “Torment me”, “Massaker” e “F*** you bitch”, quest’ultima piuttosto insolita per lo stile di Suicide Commando, col suo incedere alquanto “danzereccio tamarro”. Decisamente pochi i momenti di stasi di questo disco: il cerimoniale di morte di “Dead march”, la discreta “Bleed for us all” (apparsa sulla compilation “Advanced Electronics vol.4” prima ancora della pubblicazione del singolo “Godsend/Menschenfresser”) e la conclusiva “Rader”, il cui titolo rende ancora “omaggio” al serial killer che ha ispirato questo disco. Un album quindi ad alto voltaggio adrenalinico, un assalto sonoro rabbioso ed incalzante piu’ che mai, per un progetto che rimane orgogliosamente fedele al proprio stile dimostrando di essere ancora una spanna al di sopra di tutti gli imitatori.

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