Bleeding Through: The truth

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Ver Sacrum Mettiamo che ad un neofita vengano fatti ascoltare tre differenti cd, uno di un gruppo death, un altro di una formazione black e un terzo di una metalcore band: non credo che il poveretto riuscirebbe a distinguere più di tanto le tre cose e probabilmente etichetterebbe il tutto come “rumore infernale e spaccatimpani”, eppure i generi musicali citati, pur avendo radici comuni, sono piuttosto diversi tra loro… Gli statunitensi Bleeding Through, ad esempio, fanno un gran baccano e pestano durissimo: per certi versi ricordano i gruppi black metal “sinfonici” famosi negli anni novanta, ma hanno anche qualcosa di particolare che li rende più moderni rispetto a ciò che proponevano le suddette formazioni, e infatti il loro è uno dei nomi di maggior spicco nella cosiddetta scena metalcore. Sarà per la struttura dei pezzi contenuti in The truth (che alternano parti complicatissime e ultra-aggressive con momenti più “soft” e tranquilli, contraddistinti dalle clean vocals e da passaggi chitarristici lineari, diretti e immediati), sarà per l’abilità di costruire brani perfettamente bilanciati e dinamici (che non sembrano mai l’uno la copia dell’altro), sarà per la loro bravura nell’esecuzione, fatto sta che i sei ragazzi originari di Orange County sono riusciti nell’intento di realizzare un album che non passa certo inosservato. Esso è un vero e proprio assalto sonoro in grado di far sanguinare le orecchie dell’ascoltatore (come si usava dire parecchio tempo fa riguardo alle uscite metal più grezze e “brutali”…), ma ogni tanto gli dà anche un po’ di tregua grazie a intermezzi melodici assolutamente azzeccati e accattivanti. L’esempio più lampante è quello rappresentato dal singolo “Kill to believe” (del quale esiste pure un bel video che vi consiglio di vedere…), caratterizzato nella strofa da tempi velocissimi e parti cantate in stile death, e nel ritornello da bei passaggi di tastiera e voce pulita. A proposito di queste ultime due componenti, vorrei sottolineare che il lavoro svolto dal vocalist Brandan Schieppati e dalla keyboards-player Marta è assai lodevole, il loro contributo è infatti fondamentale per la band, soprattutto per ciò che riguarda l’originalità e la freschezza del materiale proposto. Gran bel disco insomma, consigliatissimo a tutti i fan del sestetto e agli amanti delle correnti più estreme del metal.

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