Katatonia: The great cold distance

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Ver Sacrum Che carriera incredibile quella dei Katatonia: già con il debut Dance of december souls (1993) avevano dimostrato di essere un caso a dir poco unico nel panorama death/gothic metal, ma con i successivi lavori sono riusciti addirittura a migliorarsi, dando prova del fatto che il loro è talento allo stato puro!! Con il passare degli anni gli svedesi hanno raggiunto una platea sempre più vasta, ma non sono mai entrati nel giro delle gothic band “che contano”, di quelle cioè che sono uscite da tempo dall’ambito underground e delle quali può capitare di leggere un’intervista su Rolling Stone (tanto per fare un esempio…) o di vedere un video in heavy rotation su Mtv. Insomma, i Katatonia non sono e probabilmente non saranno mai come i Lacuna Coil, gli Him o i The Rasmus, eppure di frecce nel loro arco ne hanno moltissime… Il precedente album Viva emptiness (uscito nel 2003) ci aveva fatto capire che Jonas Renkse e compagni hanno raggiunto la piena maturità artistica e The great cold distance ne è la piena conferma, visto che i brani inclusi sono intensi ed emozionanti, oltre che suonati con la maestria a cui il gruppo ci ha ormai abituato. Impossibile resistere al fascino di canzoni perfettamente bilanciate come “Increase”, “Deliberation”, “Journey through pressure” o “Soil’s song”, nelle quali potenza e melodia vanno di pari passo senza mai prevaricare l’una sull’altra, così come al dinamismo di “The itch” o di “Leaders”, che ci mettono non più di mezzo secondo a convincere l’ascoltatore della loro validità e bellezza. L’abilità compositiva di questi ragazzi mi stupisce ogni volta di più perché i loro pezzi non sono soltanto piacevoli da sentire, ma appaiono curati in ogni minimo dettaglio: le vocals sono ricche di sfumature e ispirate come non mai e ovviamente il lavoro fatto con le chitarre è straordinario (del resto Blackheim è Blackheim, e chi lo segue da sempre non si stupirà di sicuro…), per non parlare della sezione ritmica, che conferisce corposità e pienezza ai brani. Altro capolavoro insomma, e pazienza se il bel faccione di Jonas non comparirà mai su qualche rivista patinata… sapremo ben farcene una ragione!!!

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