Korn: See you on the other side

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Ver Sacrum In molti sono convinti che i Korn siano finiti da un pezzo, ma devo dire che non condivido per nulla tale tesi… Jonathan Davis e compagni sono stati una delle band più importanti del movimento nu metal, non solo perché hanno realizzato dischi che hanno fatto scuola (in particolar modo Korn e Life is peachy), ma anche perché hanno cercato di non riproporre all’infinito la stessa formula e/o stereotipi musicali. Quando uscì l’ottimo Untouchables (nel 2002) i fan storici dell’allora quintetto si sentirono un po’ traditi, difatti si trattava di un album molto diverso da quelli che lo avevano preceduto, con evidenti richiami all’elettronica e alla 80’s new-wave, mentre il successivo Take a look in the mirror (2003) rappresentò una sorta di ritorno ad un sound pesante ed aggressivo. Come era lecito aspettarsi anche quest’ultimo capitolo segna un nuovo cambio di rotta, accentuato dal fatto che i Korn stessi non sono più quelli di prima (visto l’improvviso abbandono del chitarrista Head, che peraltro non è stato mai sostituito…), e infatti anche stavolta i fan sono rimasti un po’ spiazzati dalla scelta dei californiani, che dopo un cd death metal-oriented hanno dato alle stampe un lavoro piuttosto soft e orecchiabile (qualcuno forse lo definirebbe addirittura “commerciale”…). In realtà See you on the other side deve il suo alleggerimento al fatto che il materiale proposto non è molto influenzato dalle correnti estreme del metal, ma fa invece riferimento a generi più accessibili come l’alternative rock e l’elettronica. Ovviamente i brani sono ancora in “stile Korn” (sarebbe impossibile confondere questo gruppo con qualsiasi altro, e non solo a causa del particolare modo di cantare del bravissimo Davis!), ma in un certo senso risultano meno complessi e più lineari e melodici di quelli composti in passato, vedi episodi come “Getting off”, “Saturated loneliness”, “Love song” o “Coming undone”. Devo ammettere che la prima volta che ho sentito il disco sono rimasta un po’ stupita, ma con i successivi ascolti mi sono resa conto che l’immediatezza delle track incluse è senz’altro un pregio, e che comunque esse riescono ad essere incisive e a non passare inosservate. Tra l’altro (e questa è da sempre una prerogativa della band di Bakersfield…) si tratta di canzoni piuttosto diverse l’una dall’altra, che non danno mai l’impressione di essere semplici “filler” e che mettono in evidenza la bravura compositiva del quartetto. È chiaro che chi si aspettava da See you… un ritorno alle sonorità della metà degli anni novanta rimarrà un po’ deluso, ma personalmente non posso che apprezzare il coraggio dimostrato dal gruppo nel voler cambiare e nel tentare di evolversi, anche perché in tutto ciò i quattro sono dei veri maestri!!

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