Morrissey: Ringleader of the Tormentors

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Ver Sacrum Il ritorno di Morrissey dopo l’eccellente You are the Quarry è sia una conferma dell’ottimo stato di salute dell’ex voce degli Smiths che una piccola delusione. Ringleader… è infatti un album con delle buone canzoni che in media però non raggiungono dei livelli stratosferici. “In media stat virtus” ma ovviamente quando si parla di Morrissey è lecito pretendere di più. Non tutto ovviamente è a questi livelli medi: ad esempio nell’album non mancano un paio di grandi pezzi, in primis la stupenda “Life is a pigsty”, struggente nella migliore tradizione delle ballad “smithsiane”, e l’esotica “I will see you in far-off places”, con le sue belle melodie che riecheggiano delle arie mediorientali e con dei testi politicamente arguti (“Se il tuo dio ti concede la sua protezione e se gli USA non ti bombarderanno credo che ti rivedrò…”). Molto carino è anche il singolo “You have killed me”, una graziosissima canzone “minore” ma con una melodia che entra in testa e non ti lascia più. Ci sono anche dei passi falsi, tra cui “Dear god please help me” che vede tra l’altro la prestigiosissima collaborazione con Ennio Morricone per l’arrangiamento degli archi. In generale il disco si lascia ascoltare, anche con piacere, ma è inevitabile sentirsi alla fine un poco insoddisfatti. Morrissey pare aver messo le radici a Roma, dove il disco è stato composto e registrato: non a caso la città eterna è citata più volte negli splendidi testi del nostro. Morrissey si è anche fatto immortalare nella copertina interna sopra una Vespa davanti ad un muro della Capitale in cui campeggia la scritta “Smash Bush” (come dargli torto!). Questo concorre naturalmente a renderci ancora più simpatico Morrissey e a farci attendere con maggiore ansia il suo prossimo tour estivo qui in Italia. Certo però che quest’album poteva riuscire meglio…

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