Panzer AG: Your world is burning

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Ver Sacrum Congelati a tempo indeterminato gli Icon of Coil e buttatosi a capofitto sul progetto Combichrist, Andy La Plegua ha trovato anche il tempo di dare alla luce un secondo capitolo a firma Panzer AG. “Your world is burning” arriva due anni dopo il precedente “This is my battlefield” da cui si scosta in maniera piuttosto netta, contaminando l’elettronica con un suono “rock-oriented”, di matrice quasi “mansoniana”, per un disco francamente spiazzante e quasi mai convincente. Dopo il solito (sembra che 3/4 dei gruppi elettro-industrial non ne possa fare a meno) “intro” strumentale di nemmeno un minuto, l’album viene aperto da “Aenimal”, il primo dei brani di questo disco in cui sono piu’ palesi le novità sopracitate: un sound molto alla Marilyn Manson, sia per il cantato, sia per la presenza non certo in secondo piano delle chitarre elettriche; tali influenze sono ribadite nella successiva “Machinegun gogo” ed in “Among the new”, una sorta di ballad per voce e chitarra. Gli echi elettro-industrial del primo album tornano alla ribalta in “Paper angels”, brano però francamente mediocre che potrebbe sembrare uno scarto dei Combichrist. Le varie “Monster”, “Crash n burn”, “Not too late” e “Tip the dancer” ribadiscono la commistione tra chitarre e synth: di per sè questa potrebbe anche non essere una colpa, ma in presenza di brani così mediocri, non si può essere teneri. Per trovare qualcosa di decente in questo disco bisogna soffermarsi su “Moerketid”, un cupo brano dall’incedere lento ed opprimente, una sorta di marcia funebre elettro-industrial e le conclusive “Mother” e “When I am you”, brani comunque tutt’altro che indimenticabili e che non possono risollevare le sorti di un disco assolutamente mediocre. Inutile negare la mia grossa delusione, per questo lavoro; “This is my battlefield” non sarà stato un capolavoro, ma era comunque un disco con una manciata di buoni pezzi e facente parte a pieno titolo del filone “elettro-industrial”, mentre “Your world is burning” suona troppo come un tentativo (mal riuscito) di imitare Marilyn Manson e Nine Inch Nails. Dopo la svolta “pop” di Apoptygma Berzerk ci mancava pure quella “industrial rock” di Andy La Plegua…. Ridateci gli Icon of Coil!!!!

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