The Dresden Dolls: Yes, Virginia

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Ver Sacrum Certo che i Dresden Dolls ne hanno fatta di strada da un annetto a questa parte… Con l’omonimo album (pubblicato nel 2005) sono usciti dall’anonimato e hanno raggiunto un pubblico piuttosto vario, ma sono del parere che Yes, Virginia potrà fare anche di meglio perché stavolta il gruppo è supportato da un’etichetta importante come la Roadrunner, che certamente lo promuoverà nel migliore dei modi. Devo però constatare (con un certo dispiacere…) che il passaggio di label ha portato alcuni cambiamenti nella musica proposta da Amanda Palmer e Brian Viglione, che era stata definita “Brechtian punk cabaret” e che adesso è un po’ meno stralunata e originale che in passato. Insomma, lasciamo pure stare le parole “Brechtian” e “cabaret” (anche perché i due artisti americani hanno lavorato nel teatro d’avanguardia e hanno fatto esperienza come mimi da strada!), ma per quanto mi riguarda il termine “punk” andrebbe sostituito con il più generico “rock”, difatti il nuovo disco non ha l’impetuosità e la carica dirompente del suo predecessore. I brani sono tutti molto curati (oltre che cantati e suonati con la consueta bravura e precisione…), ma non sono riusciti a colpirmi più di tanto perché li ho trovati un po’ ripetitivi e anonimi. Purtroppo in questo caso non c’è una “Coin-operated boy” (una delle canzoni più coinvolgenti e particolari tra quelle incluse in The dresden dolls), ma in compenso sono presenti tutta una serie di episodi senza infamia e senza lode (vedi ad esempio “Shores of California”, “Mandy goes to mad school”, “Delilah” o “First orgasm”), che fanno un po’ rimpiangere i tempi in cui i pezzi composti dal duo suonavano diversi da qualsiasi altra cosa si potesse sentire in giro. L’impressione generale è che il loro sound sia un po’ meno “estremo” che agli inizi (viene infatti abbastanza spontaneo rimpiangere le vocals sguaiate di Amanda e la sua istintività nel suonare il piano!!), ma come dicevo inizialmente è probabile che Yes, Virginia riscuota un grande successo, non solo perché sarà promosso in maniera massiccia ma soprattutto perché è più accessibile e meno bizzarro del materiale realizzato in precedenza. Rimango dell’idea che la band abbia enormi potenzialità, ma in questa occasione non credo le abbia espresse nella maniera più efficace e convincente

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