Das Ich

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Stefan Ackermann

Stefan Ackermann a Roma, 21/05/2004 (foto di Ankh)

Non so se i Das Ich abbiano scoperto di avere una forte passione per il nostro paese; certo è che, da qualche anno a questa parte, hanno suonato con buona frequenza dalle nostre parti, pur non essendo quasi mai, le loro esibizioni, piene in ogni ordine di posti. In effetti è anche possibile che, per musicisti abituati in patria a folle ben più abbondanti che da noi, la possibilità di suonare di fronte a platee più ridotte ma molto interessate possa riportare ai vecchi tempi in cui ci si trovava a suonare in piccoli locali bui e sotterranei. Fatto sta che, se non ho capito male, il gruppo teutonico ha scelto proprio l’Italia per inaugurare il tour di lancio della loro ultima fatica discografica: Cabaret

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L’Alpheus è un locale adatto a questo tipo di concerti: il palco è più grande di quello molti locali a Roma, la sala è molto spaziosa, anche se inadatta ad essere riempita completamente (chi si trovasse in fondo avrebbe seri problemi a vedere qualcosa). Arrivo al concerto con il consueto leggero ritardo ed è da poco iniziata l’esibizione del gruppo spalla, i Metallspurhunde. Devo dire che di recente li avevo sentiti nominare da più parti, pur non avendo ascoltato nulla della loro produzione. L’impressione è che si tratti della “next big thing” che tutti vogliono lanciare verso i lidi delle alte posizioni nelle classifiche alternative. Appena entrato sono rimasto colpito dalla somiglianza del cantante con Stefan Ackermann, del quale è senza dubbio più alto e, immagino, più giovane. Ciononostante ho l’impressione che nella mimica si ispiri molto alla teatralità del folletto dei Das Ich e il trucco (bianco con apparenti macchie nere) mi ha ricordato quello usato qualche anno fa dal cantante tedesco. Musicalmente, però, tendono fortemente verso quel mix tra metal, electro e industrial che sembra essere recentemente in gran voga in terra germanica. Il primo impatto non è stato male, anche se sulla lunga distanza la loro musica inizia a mostrare la corda: da un lato manca l’intensità della musica di alcuni dei gruppi a cui sembrano ispirarsi, dall’altra scarseggiano l’ironia e lo slancio melodico dei Rammstein, che rendono unica la loro produzione. Nel complesso il concerto è stato abbastanza divertente pur senza raggiungere vertici di qualità particolarmente elevati.

Il cambio di palco dura abbastanza poco: in effetti il set dei Das Ich, con le due tastiere attaccate ai bracci meccanici a cui siamo ben abituati, sono già pronte e basta togliere la strumentazione del gruppo spalla e montare la peculiare croce metallica che fa da supporto al microfono e, spesso, al cantante stesso. L’attacco è, come al solito, possente ed evocativo: la bellissima “Die Propheten” che non manca, ogni volta, di stupirmi. Gli altri due grandi classici del gruppo, sto parlando di “Gottes Tod” e “Kain und Abel”, sono stati ovviamente eseguiti, anche se, come c’era da aspettarsi, buona parte del concerto è stata incentrata sul loro CD più recente. Non avendolo ancora ascoltato, il concerto è stato per me l’occasione per scoprirne le caratteristiche, in qualche modo a metà strada tra la teatralità potente dei loro dischi più sperimentali (Morgue ed Egodram) e le spinte più danzerecce di alcuni dei lavori più recenti. Devo dire che l’originalità del loro suono (nel senso che sono di fatto i creatori di un genere musicale), continua a colpirmi ma alcuni brani si perdono un po’ troppo nel dancefloor per i miei gusti; continuo a gradire i pezzi più potenti ed aggressivi, anche se hanno perso quella carica quasi mistica che caratterizza molti dei loro brani storici.

Inutile dire che Stefan Ackermann, dipinto di rosso come visto precedentemente, ha sfruttato tutto il palco saltando, correndo e contorcendosi come d’abitudine, anche se ho avuto l’impressione di vederlo piuttosto stanco alla fine dell’esibizione; Bruno Kramm sfoggiava la sua “peculiare” pettinatura a forma di corna associata al trucco luciferino e a una lunga tunica. Kain Gabriel Simon, secondo tastierista che collabora da qualche anno con il duo originario, fa anche da ausilio vocale, sia nelle fasi corali sia in quelle di “controcanto” grazie ai suoi ululati spesso prossimi al growling del metal estremo (peraltro l’ho trovato di gran lunga migliorato, nell’uso della voce, rispetto alla precedente performance). Nel complesso una buona esibizione, malgrado i miei dubbi su alcuni dei brani più recenti; il gruppo si è anche scusato per eventuali problemi visto che molti dei brani venivano eseguiti per la prima volta dal vivo, problemi che, a dire il vero, non sono riuscito ad individuare.

Un rapido accenno al pubblico, che non era particolarmente numeroso, come sempre più spesso capita dalle nostre parti, ma mediamente molto interessato. Al di là di tutto, i Das Ich rimangono un gruppo fondamentale all’interno della scena, sia per motivi storici sia perché, pur con piccoli e graduali cambiamenti, sono rimasti molto fedeli alle loro scelte musicali ed estetiche, e continuano a rimanere un punto di riferimento imprescindibile per numerosi nuovi progetti.

Links:

Das Ich – sito ufficiale

Das Ich

Das Ich a Roma, 21/05/2004 (foto di Ankh)

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