Le Vene Di Lucretia: Le Vene di Lucretia

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Mooolto deathrock, questo bel disco dei fiorentini Le Vene di Lucretia (monicker davvero originale), a partire dall’inquietante “Preludio” (“…morte dolcissima è un gesto d’amore/la morte è dolcissima in un gesto d’amore…”, strofa che ritroviamo pure in “Madre della veglia”), sfociante nella classicissima, in quanto a sonorità ed atmosfera, “La vestizione”, aderente in toto ai conclamati manifesti del genere, efficacissima sopra tutto per quanto concerne l’aspetto lirico. Già, la scelta dell’italico idioma che LVDL hanno fatto loro rende ancor più enigmatiche le sanguinolente schegge che compongono il CD, puzzle di sensazioni che s’incastrano alla perfezione fra di loro a comporre un raro mosaico di dolore ed angoscia. Chitarrismo asciutto, sezione ritmica essenziale, voce perfetta per il suo ruolo: questi gli ingredienti simplicissimi che rendono il disco un piccolo obscuro monile di dark-rock minimale, poggiante in toto sull’effetto che produce sull’ascoltatore. Paura, straniamento, come nella tetrissima “Golgota”, ma pure inattese concessioni ad una austera melodia, come nell’incipit della title-track, presto trasformata in una furibonda sarabanda senza respiro, ove emerge una latente vena punkeggiante e nichilista. “Santa Violenta” ricupera l’urgenza espressiva dei Christian Death dell’esordio, “Bruciando Venezia” è un lamento che non concede requie, impreziosito da un pianismo sofferto e minimale contrastato dalle tastiere e dalla chitarra. “La morte degli amanti” (divisa in due parti distinte) poggia sulla coralità degli esecutori: epilogo ben degno, con un basso sibillino che par voler prendere per mano l’ascoltatore ed accompagnarlo… in stanze avvolte nella penumbra ove è palpabile la senzasione di dolore e morte che aleggia fra le disadorne pareti. Nella seconda sezione il tema principale s’arrichisce di una sorprendente vena teatrale. In linea coi severi contenuti lo spartano, ma leggibilissimo booklet.

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