AFX: Chosen lords

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Ver Sacrum Richard D. James (alias Aphex Twin, che in questo caso si presenta con lo pseudonimo AFX) non è certo una persona noiosa e scontata… Sarebbe interessante poter esplorare i meandri della sua mente per cercare di capire come arriva a concepire il materiale che compone, e attraverso quali complicati processi decide come strutturarlo e in quale modo sovrapporre le varie stratificazioni sonore che lo caratterizzano. Anche Chosen lords non è una release come tante, difatti include canzoni che in precedenza il buon Richard aveva fatto uscire solo su EP, e che ovviamente meritavano di essere pubblicate anche in un differente formato. Il cd si apre con “Fenix funk”, pezzo contraddistinto da una ritmica abbastanza sostenuta e disomogenea alla quale va ad aggiungersi un accattivante substrato melodico, ma la stessa descrizione vale pure per i successivi “Reunion” e “Pitcard”, due brani che non dispiaceranno affatto agli appassionati di rhythmic noise targato Ant-Zen o Hands. La quarta track del disco, intitolata “Crying in your face”, è diversa dal terzetto d’apertura e propone atmosfere più soffuse e crepuscolari, mentre “Klopjob” suona un po’ come un divertissement dell’autore, una sorta di mix tra moderno e antico che si materializza in una serie di beats e di frammentazioni sonore che si uniscono ad una base space-ambient dal sapore vagamente rétro. “Boxing day” ci propone musica più rilassante e rarefatta, mentre in “Batine acid” il numero dei bpm aumenta notevolmente e c’è un ritorno verso un sound frammentato e schizoide. In conclusione troviamo “Cilonen”, un pezzo cupo e oscuro che talvolta rimanda a certa darkwave anni ottanta, subito seguito dal ben più tradizionale “PWSteal.Ldpinch.D” (uno degli episodi di Chosen lords che meno mi ha colpito…) e da “XMD 5a”, che con i suoi patterns ridotti fino all’osso sembra rendere omaggio all’elettronica minimale di qualche decennio fa. Inutile dire che l’album in questione non è un acquisto fondamentale per chi già possiede gli EP di cui parlavo all’inizio, ma lo consiglierei invece a chi sa poco dell’artista inglese e vorrebbe approfondire la conoscenza della sua opera.

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