Breathe One's Last: Sonno invernale

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Questo dischetto di cinque pezzi risale a tre anni fa, essendo stato registrato nell’estate del 2003, ma solo ora ci viene concessa l’opportunità di trattarne. Essendo attivi da una decade ormai, ed avendo nel frattempo subito una costante evoluzione stilistica che li ha portati ad abbandonare le sonorità gothic-doom degli esordi, quando loro riferimento erano i primi Theatre of Tragedy, per approdare a lidi espressivi prossimi al dark ottantiano, si può supporre che ciò che stiamo recensendo non corrisponda più ai paramentri nel frattempo fatti propri dal gruppo. Fissiamo comunque la nostra attenzione sulla presente release; quanto riferito in sede di infosheet corrisponde al contenuto stilistico del mini, in quanto brani come “Desolate”, “A summer song” o la bella title-track risentono del mood melancolico ed oscuro che caratterizzò le immortali produzioni targate Joy Division, rivisto in un’ottica attualizzata ed innerbata da corpose parti metalliche e dall’uso della voce femminile. E la declamatoria “Sonno invernale” può alla lontana riferirsi anche all’austerità del folk apocalittico. Buona l’idea di ornare l’assunto strumentale (in questo caso trattasi di uno scarno gothic-metal abbastanza originale soprattutto per l’abbondante uso di porzioni elettroniche che lo rendono particolarmente horrorifico) di “Danza macabra”, con il testo che fa da didascalia all’eponimo affresco di Clusone. Coi distinguo di cui sopra, “Sonno invernale” costituisce una uscita senza altro interessante, sempre che il gruppo abbia proseguito con fermezza sulla strada della maturazione e della ricerca di uno stile personale.

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