Celtic Frost: Monotheist

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Ver Sacrum Chissà cosa penseranno i black metallers di questo ritorno (in grande stile) dei Celtic Frost, uno dei gruppi più idolatrati tra quelli dediti all’heavy estremo e dissacrante, oltre che autori di album epocali come To mega therion (1985) e Into the pandemonium (1987). Per moltissimo tempo (sono infatti trascorsi ben sedici anni dalla pubblicazione di Vanity/Nemesis!!) i numerosi fan della formazione elvetica hanno atteso l’uscita di un nuovo lavoro ma solo adesso le loro aspettative si sono concretizzate grazie a questo Monotheist, un disco che a dire il vero non è particolarmente innovativo e non può essere paragonato ai capolavori citati poc’anzi, ma che certo non lascia indifferenti e soprattutto non delude affatto… Sarà che non mi aspettavo nulla di avanguardistico o di originale, fatto sta che il mix tra gothic e doom che caratterizza i brani dell’album mi è apparso alquanto gradevole e ben realizzato, non solo perché in fase compositiva la band sembra aver curato ogni minimo dettaglio con pazienza certosina, ma anche perché l’impatto che i nuovi pezzi hanno su chi li ascolta è davvero micidiale! L’ottima produzione di cui gode il cd esalta al meglio le sue qualità, vale a dire il riffing granitico e la teatralità del cantato di Thomas Gabriel Warrior (uno che può vantarsi di avere uno stuolo di imitatori all’interno di gruppi anche piuttosto conosciuti…), per non parlare poi delle atmosfere veramente cupe e claustrofobiche che sembrano essere il denominatore comune a tutti gli episodi. Grande potenza insomma, ma anche linee melodiche ben distinte e riconoscibili che rendono speciali track come “Synagoga Satanae”, “Progeny” (che in certi passaggi mi ha addirittura ricordato alcune cose contenute in A blaze in the northern sky dei Dark Throne!), “Os abysmi vel daath” e persino la goticissima “Obscured”. È chiaro che quando si parla di Celtic Frost il termine “melodia” ha una valenza un po’ particolare, ma è anche vero che il terzetto, pur avendo una propensione per tutto ciò che può suonare noisy e dissonante, cerca sempre di comporre materiale che, nel complesso, possa apparire il più possibile uniforme ed armonioso. Tornando al discorso dei black metallers, non so se Monotheist riuscirà a soddisfare appieno i gusti di un pubblico così intransigente, ma di sicuro questa release non si rivolge solo ad una specifica tipologia di ascoltatori e potrà sorprendere anche chi, in passato, non ha mai nemmeno sentito parlare della band svizzera.

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