Ver Sacrum Due anni fa, all’uscita dell’ottimo “Civilization”, circolavano voci secondo le quali quell’album avrebbe rappresentato il canto del cigno per i Front Line Assembly. Per nostra fortuna tali voci, vengono sconfessate nel migliore dei modi da un album eccellente come “Artificial Soldier” e da un lungo tour che vedrà la leggendaria band canadese sbarcare in Europa nel mese di Agosto. Tornati in “formazione tipo” (Bill Leeb, Rhys Fulber e Chris Peterson), i FLA hanno realizzato un altro capolavoro della loro lunga e gloriosa discografia, confermando la stato di grazia già palesato con “Civilization” e (in maniera minore) col precedente “Epitaph”, dimostrando di essersi lasciati definitivamente alle spalle la fase di appannamento creativo che aveva contraddistinto i mediocri “FLAvour of the weak” e “Implode”. “Artificial Soldier” è costituito da dieci ottimi brani di elettro-industrial di puro stampo Front Line Assembly, brani tanto energici quanto cupi, per un disco che nel complesso risulta piu’ diretto e “duro” rispetto a “Civilization”; da notare che le “temute” chitarre sono praticamente assenti mentre in diversi brani è ben presente un robusto apporto della batteria. Sin dall’iniziale “Unleashed” si ha la sensazione di essere al cospetto di un ottimo disco: l’inconfondibile timbro vocale di Bill Leeb, le sonorità articolate e stratificate, caratterizzano questa traccia e le successive “Low life” e “Beneath the rubble”; pongo questi primi tre brani un gradino sopra rispetto al terzetto di brani successivi: “Dissension” è caratterizzata da toni ruvidi, per quello che potrebbe essere una sorta di anthem di protesta urbana; ritmi convulsi anche per “Buried alive” e per la successiva “Dopamine”. “Social enemy” va a pieno diritto considerata come uno dei potenziali “hit” dell’album: brano dotato di un refrain immediato e dalla trascinante parte ritmica riporta il disco sui livelli dei primi tre brani; nelle tracce successive dobbiamo rilevare la presenza di due guest-singer d’eccezione come Jean Luc De Meyer (Front 242) ed Eskil Simonsson (Covenant), che cantano rispettivamente in “Future Fail” e “The Storm”, due dei migliori brani dell’album. Chiusura affidata a “Humanity (World War Three)”, apocalittica conclusione di un album da considerarsi come un gioiello del genere elettro-industrial. Tutto sommato, questo primo semestre del 2006 non ha lesinato le buone pubblicazioni per gli amanti dell’elettronica, ma devo sottolineare come il ricambio generazione tardi ad arrivare; gli unici album degli di essere tacciati di capolavoro portano infatti le firme non proprio “giovani” di Covenant, In Strict Confidence e (generazione ancora antecedente) Front Line Assembly.