In Strict Confidence: Exile Paradise

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Ver Sacrum Gli In Strict Confidence si sono ormai da tempo affermati come una delle migliori bands dell’area elettro-dark e con il nuovo “Exile Paradise” realizzano un capolavoro annunciato, che ha tutte le potenzialità per ripetere il grande successo del precedente, eccellente, “Holy”. Musica di grandissima classe, “sculture audio” come le definiscono loro stessi, questo è quanto il gruppo guidato da Dennis Ostermann ci offre da diversi anni, portabandiera della musica elettro-dark di qualità, in grado di far sognare e ballare e depositari di uno stile assolutamente unico che si è andato ancor piu’ caratterizzando da quando Antje Schultz (ex Chandeen) è entrata in pianta stabile nella line-up della band tedesca. L’estrema ricerca qualitativa degli ISC viene ribadita sin dall’eccellente artwork (digipack con angoli arrotondati ed immagini che ritraggono due novelli “Adamo ed Eva” in un Eden freddo e desolato, dove, da uno spoglio albero, pende il frutto del peccato ed il serpente è già in agguato per avvolgere nelle sue spire i due protagonisti). “Exile Paradise” può quindi essere considerato un concept-album, come palesato dai testi e dai titoli di brani come “Promised land” (già edita come singolo) e “Forbidden fruit”. Questi due brani aprono l’album (preceduti dall’intro strumentale “The harder they come…”) in maniera ottimale, ribadendo lo stile epico e poetico che caratterizzava “Holy”. L’album si sviluppa in maniera eccellente, brano dopo brano, alternando momenti piu’ “dinamici” come “Fading light”, “Regicide” ed “Away from here” ad episodi delicati come la dolcissima “Manchmal redest du im schlaf” o la maestosa “In favilla”, aperta da atmosfere minimali per poi evolversi in maniera piu’ ariosa e sinfonica. I duetti tra le voci di Dennis ed Antja, le speldide parti strumentali e gli ottimi arrangiamenti fanno di “Exile Paradise” un album assolutamente magnifico, da gustarsi dalla prima all’ultima delle 12 tracce che lo compongono; per chi invece possiede la versione in doppio cd, l’estasi prosegue con altri tre brani “Samael”, “A single touch” e “Blind spot” qualitativamente non inferiori a quelli del cd1. Uno dei migliori album dell’anno, da avere senza esitazioni.

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