Rain Paint: Disillusion Of Purity

0
Condividi:

Ver Sacrum Dei finnici Rain Paint mi piacque la precedente creatura “Nihil nisi mors”, a proposito della quale già ebbi il piacere di scrivere. Confesso che il mournful metal, come auto-definiscono la loro musica, mi intriga non poco, ed è quindi con rinnovellato interesse che mi accingo a descrivervi le emozioni provate all’ascolto della recente fatica “Disillusion of purity”, vestente ancora il blasone di My Kingdom Music. “Year or two” è maestosa nel suo incedere dettato da un chitarrismo solenne e da una sezione ritmica possente, ed il cantato di Aleksi Ahokas contribuisce non poco a creare un’atmosfera sofferta quanto epica. Urla di dolore profondo e straziante, con tale passione interpretato da rendere partecipe l’uditore, segno di una grande capacità di coinvolgimento. Non v’è soluzione di continuita fra la prima e la seconda traccia, e “Give back my heart” procrastina quanto provato nella precedente, personalizzando lo stile proprio di acts dalla consolidata fama quali Novembre e Klimt 1918, poggiante su meste ma virilissime melodie chitarristiche che rendono dinamiche strutture altrimenti monolitiche. Finale doomeggiante, con un tempo iper-rallentato scandito dalla batteria che fa da ponte con la successiva “Heart will stop”, bell’esempio di metal oscuro e moderno (non modernista o nu). La voce di Aleksi scala elevate vette interpretative, ancora una volta epiche come quelle del primo, arrabbiato Bono Vox (è solo un paragone). Bella la porzione semi-acustica e quasi psichedelica nei cori, pausa bucolica prima di rituffarsi in un magma sonoro debitore di certa rock-wave ottantiana (avete presente gli Snake Corps?), geniale l’uso dell’organo in chiusura di pezzo! La magniloquente “Thru the mire” (con “Purity”, brano numero sei caratterizzato da vocals davvero minacciose, era una delle alternativa al titolo dell’intiero opus) precede la bella cover di “Disintegration”, omaggio ad un gruppo che non deve certo aver lasciato indifferente Aleksi. “Disillusion of purity” è un bell’esempio di musica darkeggiante ma fresca, poggiante su chitarre abrasive e su melodie accentuate senza per questo apparir zuccherose o stucchevoli. Vi confluiscono vari elementi quali goth, doom, rock, ma pure schegge di genere estremi quali certo black sinfonicheggiante, o scorie provenienti dalla tipica violenza death, il tutto senza prevaricare od apparir mai preponderante; l’aver saputo dosare con intelligenza tali e molteplici ingredienti (“Final peace” – fusa con “Inside me” – è dark metal all’ennesima potenza, l’outro “Disillusion” è una lunga cavalcata nella caligine dello spirito dolente spengentesi negli abissi siderali del cosmo, davvero psych, e lasciatela scorrere fino alla fine del minutaggio, vi prego…) conferma il valore del disco. Se amate i Katatonia o gli ultimi Sentenced, “DoP” sarà per voi compagno inseparabile. Se semplicemente apprezzate la buona musica, accostatevene e ne rimarrete soddisfatti. Assolutamente in linea col tema del disco il melancolico artwork.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.