Tool: 10,000 days

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Ver Sacrum È da un po’ che mi sto domandando a cosa sia dovuto il clamoroso successo ottenuto dai Tool, ma non riesco a darmi una vera e propria spiegazione e posso fare solo alcune congetture. La band di Maynard James Keenan non è per niente prolifica (il precedente lavoro, dal titolo Lateralus, risale al 2001…) e non si è mai fatta una grande pubblicità, ciononostante la sua popolarità è cresciuta in maniera esponenziale in questi ultimi anni, tanto che ormai non ha più un seguito legato esclusivamente all’ambito “alternative”, ma ha anche un gran numero di fan tra coloro che con tale ambito c’entrano poco o nulla. Ascoltando il lunghissimo (e magnifico, questo è meglio chiarirlo subito…) 10,000 days viene da pensare che il gruppo californiano sia davvero unico (e riconoscibile tra mille altri) perché è riuscito ad elaborare una “ricetta sonora” di tutto rispetto, fatta di ingredienti che evidentemente accontentano i gusti di moltissime persone. I brani hanno una durata media di sette/otto minuti ma non hanno mai un andamento costante, nel senso che alternano momenti rilassanti a parti di grandissimo impatto, non solo dal punto di vista emotivo ma anche da quello musicale. È un po’ come se le canzoni, in certi punti, si dilatassero: parecchi passaggi tendono alla reiterazione e talvolta fanno quasi pensare che il pezzo non possa riservare grandi sorprese, ma il bello arriva proprio quando l’ascoltatore inizia a credere che l’album sia più che altro contraddistinto da atmosfere sognanti e da un incedere lento e pacato, perché all’improvviso viene travolto da un magma sonoro incandescente ed esplosivo! Ancora una volta il quartetto ci dimostra di avere un gusto molto raffinato per la composizione e, pur non nascondendo di possedere ottime capacità tecniche, non si lascia mai andare a sterili virtuosismi. Lo stesso Maynard fornisce la solita eccellente interpretazione, ma il suo contributo non rischia mai di apparire sopra le righe, anzi direi che le parti vocali sono perfettamente dosate, non solo per ciò che riguarda il rapporto suoni/testo ma anche in riferimento al lavoro svolto in fase di mixaggio. È passato davvero tanto tempo dall’uscita di Lateralus, ma è sufficiente sentire anche una sola volta track da brividi come “The pot”, “Jambi”, “Rosetta stoned” o “Vicarious” per rendersi conto che valeva assolutamente la pena aspettare così a lungo!!

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