Ashram: Shining silver skies

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Ver Sacrum Oh Cielo! Queste eteree melodie mi hanno commosso! La delicatezza del tocco di Luigi Rubino, l’austera compostezza del cantore Sergio Panarella (coloro che nel lontano giugno nel 1997 diedero origine al gruppo, e mai circostanza fu più fortunata, per noi che possiamo gioir delle loro creazioni), il violino suonato dalle mani sapienti di Alfredo Notarloberti, che in “Maria and the violin’s string” ci fa toccare con un dito il cielo, illudendoci di poterci librare (ma per la durata del brano il nostro animo vola…) al di sopra delle quotidiane brutture, danno vita ad un’operina che segnerà questo 2006, e non solo. Amici lettori di Ver Sacrum, “Shinig silver skies” è una pagina illuminata della recente storia della musica colta, perchè di questo si tratta. “Lullaby” monda la nostra coscienza, tanto è pura, leggiadra come il volo d’una farfalla che sfiora danzando passiflore, delicate margherite campestri, calendole… ed i mille coloratissimi fiori olezzanti dei giardini dell’Eden. “Il mostro” lo è tale solo nel titolo, essendo questi quattro minuti scarsi occasione per Luigi e per Alfredo per esternare il verso umbratile della loro inarrivabile arte. Il sole allunga pigramente i suoi ultimi raggi sulla campagna che s’appresta al sonno, par quasi che in “All’imbrunire” non voglia cedere il passo al sorgente tenebrore. Ma presto la notte calerà il suo sipario punteggiato di mille e più stelle, che noi starem a mirare ancora una volta, accompagnati dal piano e dalla voce di Sergio. Come il pennello, trattenendo il colore e trasportandolo sulla tavolozza, segue gli impulsi del pittore, traducendoli in tratti ed immagini, così l’acquerello steso dagli Ashram rappresenta un succedersi di cangianti emozioni, le quali ascendono dallo spirito, dopo esservi rimaste celate tra le sue più ascoste e remote pieghe, fino al cuore, producendo la piacevole sensazione del serrarsi delle viscere. “Last kiss”, la sognate “Elizabeth” e l’ispiratissima “For each and every child”, la quale svolge la sua trama come una vecchia pellicola in bianco e nero, tale è l’effetto cinematografico che promana il brano, non sono esercizi di bravura, per quanto questa non vada assolutamente taciuta, tanto abbonda tra questi solchi. Sono espressione del più beato sentire, perchè proprio beatitudine si prova, ascoltandole. Non a caso Equilibrium, etichetta assai attenta e vantante un catalogo di assoluto pregio, ha raccolto queste perle, fissandole su “Shinig silver skies”; gli Ashram in terra lusitana sono assai apprezzati, avendovi concluso diverse tournée sempre coronate da successo e da apprezzamenti incondizionati. “Tango para mi padre y Marialuna” (al piano l’ospite Martina Mollo, mentre è sempre presente, anche se indicato come session musician, il perito violoncellista Leonardo Massa, nel gruppo fin dall’uscita dell’omonimo debutto del 2001) è melancolico come solo questa musica sa esserlo. La title-track rende onore all’importante ruolo affidatole: un bel pezzo che sintetizza le qualità di questo disco, per meglio descrivere il quale risulta difficoltoso impiegar acconci verbi. Accade quando a noi dinnanzi si materializza un’opera mirabile. Destinata a resistere all’usura del tempo ed allo scolorir di mode soggette ai mutevoli umori d’una umanità disillusa e travolta dalla frenesia d’ogni dì. “Shining silver skies” ci saluta, ed il commiato è quello consumato tra lo sventolio leggiadro d’un fazzoletto orlato di delicati pizzi, presto bagnati dalle lacrime che rigano il volto. Quando tutto par aver fine, e l’animo non poter resistere oltre alla morsa dell’angoscia (“Rose and air”). Ma la speme di riviver ancora quegli spensierati attimi di beatitudine è pronta a far rifiorire il sorriso! “Ultimo carillon”, atto finale: il volto d’un bimbo dormiente, una madre felice china su quel guanciale candido, una nuova vita che sboccia, una nuova alba che s’annunzia. “Shining silver skies” s’allontana, in punta di piedi, attento a non provocar il menomo romore; lo fa così, colla discrezione che solo queste note possono evocare, ma è un cerchio che si chiude. Come il destino che si compie, scritto fra gli astri.

TagsASHRAM
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