Friday's Ashes: omonimo

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Ver Sacrum Per correttezza segnalo come prima cosa un piccolo conflitto di interesse nella recensione di questo CD (piccolo, per chi ci avete preso???): uno dei partecipanti al progetto è Stefano Tocci, ovvero S*Tox di Ver Sacrum. Potreste perciò credere che il giudizio di questa recensione sia sfacciatamente di parte. Ragione in più allora per avvicinarsi a questo gruppo che mette a disposizioni i tre pezzi dell’ep (“La processione”, “A’ Nghìanate” e “Decor Carmeli”) per il download gratuito sul sito MySpace. Andate, ascoltate e rendetevi conto in prima persona. Fatta la premessa, due parole (finalmente) su questa opera: il progetto intanto riunisce musicisti attivi negli anni ’80 nell’effervescente scena tarantina. Erano gli anni in cui a Pordenone scoppiava il “Great Complotto” e tra la città friulana e Taranto nasceva uno stretto gemellaggio artistico. Erano anche gli anni in cui a Taranto passavano in tour le migliori band della scena, da Siouxsie & the Banshees ai Bauhaus, dai Simple Minds ai New Order (e come non citare poi i Tuxedomoon che passarono nella vicina Bari per uno storico live al Teatro Petruzzelli?). Quel fuoco a distanza di oltre vent’anni non si è evidentemente ancora spento e ha spinto i tre a elaborare questo progetto, a scambiarsi basi musicali via Internet e infine a riunirsi a Londra per la registrazione in studio. I tre brani qui presenti sono delle rielaborazioni in chiave musicale diversa dello stesso testo, ispirato alla processione dei Penitenti, uno dei momenti più pregnanti delle celebrazioni della Pasqua tarantina. Ne “La processione” sono stati scelti degli arrangiamenti di tastiera molto ieratici e lugubri, qualcosa che non sfigurerebbe affatto in una colonna sonora di un film horror. “A’ Nghìanate” si apre in chiave “wave”, con un sax che fa venire in mente i Tuxedomoon più raffinati, per poi diventare una specie di marcia funebre suonata da un’orchestra folk, con i fiati in primo piano. “Decor Carmeli” è il pezzo più solenne, con una bella melodia di organo e degli inserti minimali di gusto apocalittico (le campane lontane) o industriali (alcuni sprazzi rumoristici che attraversano qua e là il brano). Infine un plauso per la costruzione vocale dei pezzi, con l’alternarsi della voce femminile e maschile nel recitare l’interessante testo ripetuto nei tre brani. Davvero un valido antipasto per i Friday’s Ashes che consiglio agli amanti delle wave di gusto avantgarde e ai fan della Cold Meat che non disdegnano sonorità ambientali e sperimentali. E naturalmente il plauso della redazione tutta a S*Tox!

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