Hate Profile: Opus I: the Khaos Hatefile

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Ver Sacrum Il progetto Hate Profile si deve a due realtà consolidate dell’ambiente black metal italiano: Amon 418, cui si devono le composizioni, l’ esecuzione della parte strumentale e la partitura vocale e GroM che cura le percussioni. Il presente lavoro, Opus I: the Khaos Hatefile, dovrebbe essere la prima parte di un trilogia concept che sembrerebbe già scritta, pronta per essere edita: vi si parla di crescita interiore, esoterismo, angeli e demoni evitando, per altro (anche nel modo di presentarsi e nella cover art), gli aspetti più banalmente “satanisti” e “anticristiani”. Certamente, la cultura musicale di Hate Profile ha radici ben piantate nella tradizione black metal nordica (alcuni nomi che possono venire in mente sono gli ultimi Satyricon, Thorns, Amorphis, Immortal…), senza disdegnare assaggi death e folk, ma è evidente – e a mio parere ben riuscito- il tentativo di reinterpretare le influenze in maniera affatto nuova e personale. Amon 418, immerge le composizioni, costruite a volte su riff veloci e ipnotici (ma mai troppo estremi), a volte su ritmi più candenzati e granitici (“Chapter 3: The Darkned Angel”, “Chapter 5: 17 empty rooms”), in una rete capillare di suoni sintetici e rimandi ambient che sembrano in qualche modo raggelare il suono, virandolo verso una certa freddezza “industrial”, più meditata e introspettiva. L’intro (“Chapter 0: Demons in me”) e soprattutto il pezzo conclusivo (“Chapter 8: Lapse of Perfection- Pralâya”), poi, sono due vere gemme di puro dark ambient evoluto e folkeggiante. Dunque, un giudizio complessivo sicuramente positivo: si sarebbe potuto, forse, chiedere maggiore varietà (e quindi sperimentazione) nell’uso della voce e maggior risalto in fase di produzione al gran lavoro ritmico di GroM, che pare a volte come “soffocato”

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