Skoyz: Hologram

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Ver Sacrum E’ bello quando si rimane positivamente sorpresi da dischi su cui non si riponevano particolari aspettative. E’ quanto mi è capitato dopo l’ascolto di “Hologram”, secondo album per gli Skoyz, a quattro anni di distanza dal precedente “Decay”, rivelatosi come un disco indubbiamente interessante ed originale. Le 15 tracce che costituiscono l’album (tra esse sei remix) sviluppano un’ elettronica oscura che può trovare nel sound degli Headscan e del loro recente “Pattern recognition” un buon termine di paragone; il sound della band francese spazia dall’EBM alla techno all’industrial, miscelando il tutto ed ottenendo un risultato assolutamente piacevole e che si scosta nettamente da tante produzioni massificate ed appiattite sulle abusate formule “harsh” e “synth-pop”, a favore di brani freddi ed oscuri, che avvolgono l’ascoltatore trasportandolo in una sorta di viaggio negli angoli piu’ reconditi ed oscuri dello spazio. Pur non essendo un disco prettamente concepito per i dancefloors, “Hologram” include brani come “Reflexion”, “Distress signal”, “Cold colour” e “Distorted dreams” dalle indubbie potenzialità dance, pur restando legati alle sonorità techno-oscure sopra descritte; di tutto rispetto anche i remix, per i quali, oltre agli stessi Skoyz, intervengono Interlace, Destroid, Neon Cage Experiment, Polygon e The Crystalline Effect. Un disco quindi assolutamente pregevole per soddisfare i palati di chi dalla musica elettronica si aspetta qualcosa di piu’ di semplici “hits” da discoteca.

TagsSkoyz
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