Spiritual Front: Armageddon gigolo

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Ver Sacrum È davvero uno strano paese l’Italia. Ci sono gruppi che solo per il fatto di aver realizzato uno o due album credono di aver conquistato traguardi incredibili e di aver scritto pagine indelebili della storia della musica, ma ce ne sono anche alcuni che hanno un modo di fare diametralmente opposto, e che non pensano di essere in grado di poter raggiungere nessun importante obiettivo. Quest’ultimo atteggiamento, a mio parere, è il problema più grande degli Spiritual Front, una formazione che col passare del tempo è cresciuta moltissimo ed ha dimostrato di avere talento da vendere, ma che per qualche inspiegabile motivo “non ci crede” e non nutre una gran fiducia nei propri mezzi… Ecco perché dopo parecchi anni di attività Simone Salvatori e compagni si ritrovano ancora cucita addosso l’etichetta (ormai vetusta e poco rappresentativa) di “neo-folk band”, oltre al fatto di essere conosciuti solo ed esclusivamente nel ristretto ambito gothic (quando invece potrebbero aspirare ad un successo ben maggiore di quello riscosso finora, nonché a platee molto più ampie!). Eh sì perché la musica dei romani ha ormai assunto connotazioni tali da poter essere considerata appetibile anche da un pubblico alternative/indie rock, difatti ai brani di Armageddon gigolo non mancano né l’immediatezza, né l’intensità e tantomeno l’efficacia, abbinate tra l’altro a quel certo non so che capace di renderli piuttosto diversi da qualsiasi altra cosa si possa sentire in giro al momento. È difficile non rimanere colpiti dal ritornello catchy di “Jesus died in Las Vegas”, dal mood classicheggiante di “My kingdom for a horse” (pezzo che, oltretutto, è abbellito da una sezione d’archi da urlo!), dalla sensualità di “Bastard angel” (un interessante esempio di tango-rock e di come tradizione e modernità possono tranquillamente coesistere…), dalle sonorità gospel di “Redemption or myself”, dalle atmosfere southern di “Ragged bed” e in generale dalla malinconia che traspare da ogni singola nota presente nel disco, ma è anche vero che la prima volta che l’ho sentito mi sono chiesta come sarebbe stato se qualche produttore in gamba avesse potuto metterci le mani, dando al gruppo preziosi consigli e soprattutto sistemando certe cosette non proprio convincenti. In particolare mi sembra che il buon Simone debba ancora perfezionare alcuni aspetti legati alle vocals (l’interpretazione è ragguardevole ma ogni tanto qualche piccola stecca la prende pure lui…) e che il sound manchi un po’ di potenza ed equilibrio, caratteristiche che, se presenti, avrebbero reso questo cd davvero bellissimo. Purtroppo l’impressione che si ha è che si tratti di materiale in sé e per sé molto pregiato ma ancora un po’ troppo grezzo e di stampo artigianale, e ciò significa che per la band è davvero arrivato il momento di fare progetti più ambiziosi, di non sprecare le proprie energie e di tentare il fatidico salto di qualità, magari trovando un’etichetta in grado di valorizzarne appieno il potenziale e di smussare certi angoli ancora un po’ troppo “aguzzi” (vedi ad esempio l’estrema tamarraggine di tutta la componente estetico/visuale/grafica relativa a questo progetto musicale…). In fin dei conti se il pubblico indie rock ama (e ascolta indifferentemente) gente come Nick Cave, i Calexico o addirittura il noiosissimo (!!) Bright Eyes, perché non dovrebbe apprezzare anche gli Spiritual Front??

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