The Sisters of Mercy

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Sisters of Mercy

Sisters of Mercy al Saschall foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Un vecchio adagio recita che se non ci si aspetta nulla da qualcosa non si corre il rischio di venir delusi. Seppur semplicistica questa è la più corretta chiave di lettura per spiegare come ho vissuto il ritorno in Italia dei Sisters of Mercy. Chi li aveva visti all’estero in questa nuova formazione ne aveva parlato malissimo e anche i vari commenti letti su Internet erano davvero deprimenti. Era quasi impossibile quindi attendersi un grande show e infatti quello di Firenze un grande show non lo è stato, ma in tutta sincerità ammetto di essermi anche divertito.

La mia precedente esperienza live con i Sisters fu per il tour di Vision Thing nel ’91 a Milano. Di quel concerto non ho un grandissimo ricordo: nonostante una splendida scaletta (e una versione bellissima di “Flood II” che non sono mai riuscito a dimenticare) avrei voluto picchiare il chitarrista tedesco dell’epoca – Andreas Bruhn se la memoria non mi inganna – per il suo modo burinissimo di interpretare i vecchi classici del gruppo. Già all’epoca era chiaro che Andrew Eldritch voleva platealmente prendere le distanze dal suo brillante passato e ci teneva a ribadire in ogni intervista che i Sisters giammai erano stati una “goth band” (se non ci credete andatevi a leggere il sito ufficiale del gruppo). Atteggiamento lecitissimo direi, in particolare oggi nel 2006, purché al glorioso passato faccia da contraltare un almeno dignitoso presente. Ma né Vision Thing e né le cose nuove ascoltate in questo tour sono paragonabili a ciò che Eldritch ha prodotto negli anni ’80 e quindi questo atteggiamento di rifiuto suona davvero patetico.

Insomma, gli amici dicono che dal vivo oramai i Sisters fanno schifo, Eldritch rifiuta il suo passato… in che stato d’animo potevo andare al concerto? Tra il curioso e il rassegnato, direi, ma a dire la verità pensavo sinceramente di assistere ad uno spettacolo ben peggiore.

Sul palco Eldritch si è fatto accompagnare da altri due chitarristi mentre basso, tastiere e batteria erano tutte gestite da delle basi (esisterà sempre Dr. Avalanche, la loro storica drum machine?). Nonostante questo set minimale il suono in questa data fiorentina era assolutamente pessimo, cosa che si è andata a sommare al fatto che la voce di Eldritch non è più quella di una volta. Insomma, dal punto di vista dell’ascolto si è trattato di un vero incubo!

All’inizio il concerto mi lascia con molti dubbi, perché Eldritch ci propina, oltre ad una bruttissima canzone nuova, tre delle più brutte tracce mai composte dal suo gruppo, ovvero “When you don’t see me” e “Dr. Jeep” in “medley” con “Detonation Boulevard”. Fortunatamente in mezzo ci infila la bellissima “Ribbons”, in un arrangiamento che, data anche la formazione a 2 chitarre della serata, esaspera i caratteri industriali del pezzo. La scaletta comincia a farsi interessante quando Eldritch e i suoi compari propongono in modo piuttosto convincente delle gran belle canzoni quali “Flood I” e soprattutto la splendida “Giving ground”, un pezzo del progetto parallelo Sisterhood.

Sisters of Mercy

Sisters of Mercy al Saschall foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Non sono mancati brani più famosi che hanno scatenato l’entusiasmo del pubblico, fra cui “Alice”, “Temple of love” e “Lucretia my reflection”. Leggo poi su alcuni blog che in scaletta c’era anche “Anaconda” ma sinceramente questo pezzo non l’ho riconosciuto, complice il già citato pessimo suono che ha penalizzato l’intero concerto. Molto interessanti inoltre i nuovi arrangiamenti scelti per “Dominion/Mother Russia” e “This corrosion”, proposte in una forma molto scarna, svuotata della grandiosità orchestrale delle versioni originali: il risultato non è stato davvero niente male. In chiusura il gruppo ha poi proposto “I was wrong”, il pezzo che chiudeva Vision thing, in una buona interpretazione semi-acustica.

I pezzi nuovi proposti saranno stati 5 o 6 in tutto, ma sinceramente non mi sono sembrati un granché, anzi. L’unica eccezione è “We’re the same, Susanne”, brano che circola da un pezzo nella “rete”, e che è una gran bella “dark ballad”, molto in stile Sisters.

Questo in breve è il resoconto del concerto che è finito dopo soli 70 minuti. Molte le facce deluse alla fine del set in particolare quelle dei “reduci” della scena. Chi ha tirato fuori paragoni con altre formazioni leggendarie dell’epoca ancora in attività (un nome su tutti: i Bauhaus) concludeva che i Sisters of Mercy sono ormai ridotti ad una macchietta. Non posso che condividere questa tesi, sebbene alla fine il mio giudizio sul concerto non sia del tutto negativo, complice una scaletta che a parte i pezzi nuovi e qualche passo falso ha proposto anche delle gran belle canzoni.

D’altro canto è innegabile che Eldritch da quindici anni a questa parte non abbia più niente da dire e sopravvive solo grazie all’aura di legenda che circonda il marchio Sisters of Mercy. Pare che il suo ritorno ufficiale sulle scene sia stato bloccato da problemi con la casa discografica. Certo che se i pezzi nuovi ascoltati in questo tour sono quelli che tiene nel cassetto da tre lustri forse è meglio che il buon Eldritch scelga definitivamente la via del “buon ritiro”. Magari da interrompere solo per un ep con “We’re the same, Susanne”, ma niente più di questo.

Links:

The Sisters of Mercy – sito ufficiale

Sisters of Mercy

Sisters of Mercy al Saschall (foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

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