Towers Of London: Blood, sweat & towers

0
Condividi:

Ver Sacrum Ultimamente si è fatto un gran parlare dei Towers Of London, cinque ragazzotti magrissimi e cotonatissimi che si sono fatti notare soprattutto per la loro diversità dalla miriade di nuove band che stanno affollando la scena alternative-rock britannica. Eh sì perché i nostri non sono di quelli che si dedicano al revival della new wave, ma appartengono ad una categoria di individui ben più tamarri e molto poco trendy (per certi versi anche loro stanno rinverdendo i fasti di generi che erano in auge diversi anni fa, ma in questo caso si tratta di street rock e punk ’77!). Prima di ascoltare il debut album avevo sentito un paio di singoli ed avevo avuto l’impressione che la musica dei Towers si avvicinasse molto di più a quella dei Sex Pistols che non a quella di Quireboys, Dogs D’Amour o di qualsiasi altro gruppo glam inglese o americano, ma adesso posso affermare (anche con un certo disappunto…) che il quintetto, invece di scegliere la via del marciume e dello scandalo, si è buttato su cose scontate e ben poco trasgressive. Insomma, credevo che Blood, sweat & towers potesse essere un cd veramente grezzo e lontano dai compromessi, con song incendiarie permeate di un sano spirito di ribellione e anticonformismo, invece mi sono ritrovata ad ascoltare pezzi che da un certo punto di vista mi hanno deluso, visto che solo in parte sono contraddistinti dalla semplicità e dalla ruvidezza del punk, e per il resto invece rimandano a cose trite e ritrite. Tra i brani migliori citerei “On a noose” e “Air guitar” (per i quali sono stati girati dei video spesso programmati dai vari canali televisivi musicali…), ma anche i divertenti “Beaujolais” (che in effetti sembra una rivisitazione in chiave glam di una canzone di Never mind the bollocks) e “Fuck it up” (quest’ultimo presente sia nella versione normale che in quella acustica…), per il resto invece valgono i discorsi fatti in precedenza, anche se ovviamente essi vanno inquadrati in un’ottica ben precisa (quella cioè di coloro che si aspettavano minimalismo e aggressività ed invece si sono dovuti sorbire un bel “minestrone” a base dei soliti luoghi comuni del rock stradaiolo!). È davvero un peccato che la band non sia riuscita a sfruttare al meglio le proprie capacità, anche perché ho l’impressione che questo disco sia stato assemblato un po’ troppo in fretta e furia, e che con maggior calma il quintetto avrebbe potuto fare qualcosa di più convincente…

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.