Ministry

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Ministry Foto di Paul Elledge © www.ministrymusic.org

Erano parecchi mesi che attendevo con impazienza l’arrivo in Italia dei Ministry, non solo perché sono tra i precursori di un genere che apprezzo parecchio (l’industrial metal…), o per il fatto di non aver mai assistito ad una loro performance in passato (negli ultimi dieci anni Al Jourgensen e compagni non si sono fatti vedere molto spesso dalle nostre parti…), ma soprattutto perché sapevo che in questo tour il buon Al sarebbe stato accompagnato da musicisti d’eccezione, e cioè dal chitarrista Tommy Victor (Prong), dal bassista Paul Raven (Killing Joke) e dal drummer Joey Jordison (Slipknot/Murderdolls). Inutile dire che le aspettative erano molte, ma a posteriori posso affermare che le cose sono andate addirittura meglio di quanto potessi supporre…

Sono arrivata al Velvet in netto anticipo (alle 19.30 circa…) e, visto che l’orario d’apertura previsto non è stato rispettato, mi sono dovuta sorbire più di due ore d’attesa, in compagnia (oltre che dei miei compagni di viaggio) di uno sparuto gruppetto di fans che è però andato ingrandendosi con una certa velocità. Fin da subito mi sono resa conto che il pubblico presente era piuttosto vario, difatti non c’erano solo le consuete orde di metallari nella classica divisa d’ordinanza estiva (scarpe da ginnastica, pantaloni sotto il ginocchio e t-shirt nera di qualche band), ma anche parecchi “nerovestiti” (che pure in pieno agosto non hanno rinunciato ad indossare stivali, calze e indumenti fabbricati con qualsiasi materiale tranne che con le fibre naturali…), cyberoni in libera uscita e anche un po’ di glamsters e bikers. Come dicevo poc’anzi l’attesa pre-concerto è stata molto lunga, ma per fortuna alcuni dei presenti hanno deciso di alleviare la propria (e l’altrui?) noia tenendo acceso per più di due ore lo stereo della macchina e propinando una selezione di canzoni che in un certo senso è servita da “introduzione” al tipo di serata che ci attendeva (non c’è stato infatti verso di ascoltare qualcosa che non fosse puro e grezzissimo death metal!).

Quando sono riuscita ad entrare ho dato prima un’occhiata al banchetto del merchandising (che in realtà non offriva granché…), e poi mi sono letteralmente fiondata vicino al palco ad attendere l’inizio dell’esibizione dei teutonici President Evil, una giovane band insulsa come poche che ha “allietato” (si fa per dire…) i presenti con una mezz’ora buona di metalcore/thrash scontatissimo e tamarro. Per dovere di cronaca devo aggiungere che c’è stato anche qualcuno che ha molto apprezzato il gruppo, difatti il ragazzo che si trovava proprio accanto a me, in preda a un vero e proprio delirio alcolico, non ha smesso di agitarsi e ballare se non quando si è accorto di aver finito l’ennesimo bicchiere di birra!

Al termine della (perdibilissima) esibizione del quintetto di Brema ho fatto un giro all’interno del Velvet (che, per chi non lo sapesse, è un locale di notevoli dimensioni…), e non ho potuto fare a meno di notare quanto fosse pieno, ma soprattutto quanta gente indossasse la maglia degli Slipknot! Non credo quindi sia un azzardo affermare che la presenza di Joey Jordison ha attirato persone che probabilmente non si sarebbero mai sognate di venire a vedere i Ministry se lui non ci fosse stato (vedi ad esempio la ragazzina accompagnata dai genitori che, al termine dello show, ha aspettato per quasi due ore che il batterista uscisse dal tour bus per la consueta session di autografi e di saluti ai fans). Detto questo è il caso di soffermarsi brevemente sulla descrizione del palco, vista la presenza di alcuni “oggettini”che già di per sé facevano presagire che il concerto non sarebbe stato dei più usuali… In pratica all’asta del microfono erano state fissate delle corna (di cervo??) dipinte di grigio, mentre la batteria era stata agghindata con vari teschi di animale, che conferivano allo stage un aspetto decisamente macabro (e quindi molto figo, almeno per quanto mi riguarda!).

Ministry

Ministry Foto di Paul Elledge © www.ministrymusic.org

Non appena il gruppo ha attaccato il primo brano ho capito che fare tanti kilometri per venire a vederlo non era stata un’idea tanto malvagia: lo spettacolo offerto, fin dalle primissime battute, si è rivelato davvero di prim’ordine, anzi è il caso di dire che è stato devastante e quasi stordente! E’ difficile trovarsi di fronte una formazione che è allo stesso tempo compatta (oltre ai musicisti già nominati inizialmente erano presenti anche Mike Scaccia, chitarrista di lunga data della band, e John Bechdel, tastierista e collaboratore di gruppi come Fear Factory, Prong e Killing Joke), efficace e credibile, con gente che non sa soltanto suonar bene (per non dire benissimo…), ma che vive la performance in maniera totalizzante. Paul Raven e Tommy Victor sono degli assatanati che cantano, urlano, incitano il pubblico e non se ne stanno fermi un attimo, per non parlare poi del buon Al Jourgensen, che da quando ha smesso di abusare delle droghe pare rinato, e che sul palco ha un atteggiamento molto particolare e per certi versi buffo, visto che in alcuni momenti sembra quasi mimare il significato dei testi delle canzoni… Ovviamente il suo look non passa inosservato, anche se chi segue da tempo la band non si sarà stupito di vederlo con i consueti occhiali scuri, la bandana in testa e le bende nere arrotolate intorno alle braccia. Notevole anche la mise del funambolico batterista (uno dei migliori in campo metal estremo), che ha eseguito i primi pezzi indossando un elmetto con tanto di mega-spunzone fissato sulla parte superiore, e che aveva una giacca sdrucitissima in stile “biker apocalittico” da far invidia ai personaggi di 1997: Fuga da New York!

Di apocalittico comunque non c’erano solo i costumi ma anche e soprattutto la musica, visto che il gruppo ci ha riversato addosso un magma sonoro davvero incandescente e potentissimo, attingendo più che altro dal repertorio recente (cioè dal nuovo album Rio grande blood) e proponendo poi, nella parte finale, classici come “Just one fix” e “N.W.O.”. Per dirla in una sola parola si può affermare che il concerto è stato (s)travolgente, e che la band si è dimostrata una vera e propria macchina da guerra che non ha avuto cedimenti neanche per un attimo (lo show è filato via liscio come l’olio, senza alcuna pausa tra un brano e l’altro), cosa che tutto sommato non si può dare per scontata nemmeno quando si ha a che fare con formazioni di grande esperienza. Anche il finale è stato intenso come il resto dell’esibizione, difatti i componenti del gruppo (a partire dal cantante) hanno abbandonato il palco uno per volta: in poche parole quando uno dei musicisti lasciava il proprio strumento i rimanenti continuavano a suonare il loro, creando un’atmosfera particolare e suggestiva (è stato infatti molto interessante rendersi conto di quale tipo di stratificazione sonora sta alla base di un brano dei Ministry…). Pochi minuti dopo il sestetto è tornato sul palco per un breve bis, e quando lo ha abbandonato definitivamente (dopo almeno un’ora e dieci di concerto) decine di persone hanno cercato di avvicinarsi alla zona backstage del locale per tentare di fotografare o stringere la mano al bassista e al batterista, che si erano soffermati a salutare il pubblico.

Sinceramente non credo che sarebbe stato lecito aspettarsi di più da questa serata (eccezion fatta per la qualità della band di supporto e per l’impianto sonoro del Velvet, davvero non all’altezza della situazione!) e dai Ministry: una volta tanto si può dire (e non è poco di questi tempi…) che lo spettacolo è davvero valso il prezzo del biglietto, e che non ci poteva essere modo migliore per festeggiare il ferragosto 2006!

Links:

Ministry – sito ufficiale

President Evil – sito ufficiale

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Ministry Foto di Paul Elledge © www.ministrymusic.org

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