Devo ammettere che non è affatto semplice recensire un lavoro di Stefano Musso, universalmente noto come Alio Die. Si tratta, infatti, di un’artista tanto importante nel suo ambito musicale quanto prolifico e amante delle collaborazioni con musicisti dotati di una sensibilità prossima alla sua (musicisti come Robert Rich, Mathias Grassow e Vidna Obmana, solo per citare alcuni tra i più noti). In questo nuovo lavoro, il nostro imbraccia il suo zither ed è coadiuvato da Michele Brieda, che opera sotto il nome di Festina Lente, che si occupa di un pianoforte modificato; il tutto è miscelato attraverso il magma dei drones, generati dallo stesso Alio Die, e da “field recordings” catturati in varie parti del mondo. E proprio questi si occupano di aprire il primo, lunghissimo brano, ben presto accompagnati dalle dolci note del pianoforte e, successivamente, dall’ingresso quasi impalpabile dello zither. Nei suoi oltre trentaquattro minuti il brano si evolve lentamente, come una carezza leggera per il proprio apparato uditivo, sottile e minimale ma allo stesso tempo tangibile e presente: un brano essenzialmente (ma non esclusivamente) acustico e, per quanto sottile, tendenzialmente pacato e solare che si distingue leggermente dai successivi, più cupi e inquietanti, come il secondo “Movimenti nel cielo di sotto”, che, attraverso un uso molto meno melodico del pianoforte (soprattutto nelle note gravi e modificate) e delle percussioni riesce a creare un’atmosfera quasi minacciosa. A tratti, come in “The emptyness behind seasons”, i drones prendono leggermente il sopravvento avvicinando il suono ad una dark ambient di classe elevata, per tornare, nella conclusiva “L’oblio nella culla dorata”, ad un suono essenzialmente acustico. Come tutti i lavori di Alio Die non si tratta di un’opera di facile ascolto, anche in considerazione della sua considerevole durata (poco meno di ottanta minuti); come tutti i lavori di Alio Die ne consiglio senz’altro l’ascolto, sottolineando che richiede molta attenzione e concentrazione.
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