B.Impatient: Intesity

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Ver Sacrum Se siete alla ricerca di un disco che vi permetta di trascorrere un’oretta scarsa di beata spensieratezza, magari mentre state riassettando la casa, “Intensity” fa senza dubbio al caso vostro. Arie orecchiabili, ampie volute strumentali, una bella voce femminile corroborano il robusto rock moderno dei tedeschi che, tanto per non scontentare gli amanti di sonorità più obscure, non disdegnano di frequentare situazioni maggiormente orientate al gothic di maniera. Certo che la brava vocalist rappresenta davvero l’arma in più a disposizione del quintetto, che nella proposta sonora si può avvicinare ai nostri Belladonna, pur non disponendo della innata classe dei dominatori delle charts di MySpace. Sorprendono certe azzeccate soluzioni sonore intraprese dai nostri, come il chitarrismo vagamente al la Red Hot Chili Peppers che domina “Distance”, pezzo dotato di una gradevolissima vena melodico/melancolica, o le soluzioni davvero prossime a certo female-AOR che distinguono “Lonely” e che potrebbero spalancar loro le porte di una porzione del mercato americano. Probabilmente questa è una delle canzoni più intriganti dell’intiero lotto. Non posso esimermi dal citare la riuscita ballata “Susanna” (chi mi conosce può immaginare perchè), necessaria per riposare i padiglioni auricolari in mezzo a tal profusione di grinta, la quale precede la coppia “Fortune & Fate” e “Too much” assolutamente in linea colla proposta stilistica del combo. Ma siamo solo a metà del disco, il ritmo torna a scemare con la lenta e ragionata “My religion”, brano che poi improvvisamente s’impenna, sorprendendo l’ascoltatore che, considerato l’incipit, non poteva certo aspettarselo. Accade ovviamente d’imbattersi in episodi insignificanti quali “Enemy”, ma la brutta impressione viene presto cancellata dalla irruenta “Didn’t I” risultante più in linea colla proposta della band, mentre ulteriori tentativi di variare il passo, come nella title-track, si risolvono in un solo parziale successo. Chiude degnamente “If”, nulla aggiungendo, né sottraendo, al risultato finale, una bella power-ballad che dimostra che i nostri sanno, eccome, scrivere brani di ottima presa. Non sarà imprescindibile, “Intensity”, ma in qualsiasi raccolta di dischi alterna il suo spazio se lo ritaglia con onore. Augh, ho detto!

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