Crematory: Klagebilder

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Ver Sacrum Una certezza, i Crematory! Dal 1993 il combo teutonico puntualmente si presenta sul mercato con un nuovo lavoro (se si esclude una breve pausa tra il 2001 ed il 2004), e ben nutrita è la loro discografia, contando ormai una diecina di CD, diversi mini, DVD, ecc. Ed il nuovo lavoro di Felix und Co. vuole celebrare i tre lustri compiuti assieme, ricollegandosi a “Crematory” del 1996, disco come questo cantato in lingua madre. Eccoci allora al cospetto di una cinquantina di minuti di german gothic metal sovrastato dalle possenti e minacciose vocals del cantante, spalleggiato dalle chitarre di Matthias, dal basso di Harald, dalle tastiere di Katrin e dal vorticoso percussionismo scatenato dallo skin-beater Markus. L’intro eponima ci guida dritta dritta all’essenza di “Klagebilder”: un perfetto bilanciamento fra austera possanza e melodia, che trova la sua sintesi in “Hoffnungen”. Bello il solo di chitarra che chiude il brano, episodio al quale fa seguito la classicissima “Kein Liebeslied”, anthemica piece da cantare a squarciagola, richiamante certi epici cadenzati dei Rammstein. Devo ammettere che i Crematory, quando si esprimono in tedesco, risultano particolarmente intriganti. Sarà forse per quella sensazioni di marzialità che altrimenti risulterebbe diluita… “Kaltes Feuer” e “Das letze Mal” non mi dicono un granchè, scivolando via anonime; “Der Morgen danach” innalza il livello del lavoro, riportandolo a quote più consone. Una formula consolidata che viene per questo sfruttata a dovere dall’esperto combo, evitando accuratamente di deviare dal solco già tracciato in passato. E’ questa d’altronde la semplice ricetta del successo del quintetto. E la Massacre Records non è certo un’etichetta sprovveduta. Se li ha richiamati nella propria affollata scuderia (un sodalizio che si ripropone, sotto il suo marchio erano infatti usciti i primi quattro dischi dei Crematory, compreso il citato omonimo), affidando loro un produttore navigato come Christian Kohlmannslehner, ci sarà un motivo! Alcune tracce sono un pochino sottotono (ed alla lunga la monoliticità di “Klagebilder” può risultare estenuante), sopra tutto non riesco ancora a metabolizzare alcune soluzioni sonore adottate dalla tastierista Katrin (certe ritmiche elettro sono decisamente fuori luogo, anche se utilizzate solo in apertura, come in “Ein Leben lang”, altrove, come in “Hoellenbrand” sono troppo leggere in un contesto molto più virile); sono certo comunque che questa nuova fatica mieterà successi in madrepatria: come potranno i loro connazionali resistere dinanzi alla coralità sprigionata da veri inni come “Nie wieder” e “Die Abrechnung”, od alla fiera compostezza delle ballatone “Der naechste” e “Spiegel meiner Seele”?

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