Deathstars

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Qualche mese fa, quando recensii Termination bliss (la seconda prova in studio degli svedesi Deathstars…), non avrei mai immaginato che sarebbe diventata una sorta di “colonna sonora” della mia estate: pur avendo subito realizzato che si trattava di un album di valore non potevo prevedere che ad ogni ascolto lo avrei apprezzato sempre di più, e che a un certo punto non avrei più potuto farne a meno! Senz’altro al gruppo va riconosciuta la capacità di miscelare (in maniera oserei dire “strategica”…) aggressività, potenza e melodie ultra-efficaci, ma c’è anche da sottolineare che la lunga militanza di alcuni dei suoi membri all’interno di formazioni famose della scena black/death metal (mi riferisco soprattutto a Dissection e Swordmaster) ha avuto un impatto positivo su quello che è stato lo sviluppo di questo progetto musicale, che può essere etichettato come industrial metal e che si rivolge ad un pubblico davvero molto vario. Non potevo quindi perdermi l’occasione di vedere la band dal vivo e, dato che quest’ultima ha tenuto ben quattro concerti in Italia, ho pensato di non accontentarmi di presenziare soltanto ad uno di essi, ma di vederne addirittura un paio! Qui di seguito troverete il dettagliato resoconto degli show tenuti presso il Baraonda di Massa e il Noise Club di Torino, più (nello spazio “Articoli”) una lunga intervista che Whiplasher, il cantante del gruppo, ha rilasciato a noi della redazione di Ver Sacrum nel corso della prima delle due serate.

Deathstars

Deathstars al Baraonda (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Venerdì 6 ottobre, Cinquale (MS), Baraonda
Al primo dei due appuntamenti ci presentiamo (ad esser sinceri con un po’ di ritardo…) in due, io e il mio redattore-capo Christian Dex: appena entrati nel giardino del locale notiamo una tavolata di loschi figuri (!) e immaginiamo subito di chi si possa trattare, ma al buio e a qualche metro di distanza non ne riconosciamo neanche uno, per cui attendiamo pazientemente di poter parlare con qualche persona che ci possa far entrare all’interno e indicare con chi fare l’intervista. Arriva finalmente il nostro momento e Sebastiano di Alter Arts ci presenta un tizio altissimo vestito come se fosse uno degli Hellacopters (anzi, direi che c’è proprio una vera somiglianza tra lui e il vocalist della formazione appena citata!!), e che intuisco essere il cantante del gruppo (cosa che riesco a fare solo perché nei giorni precedenti avevo scovato qualche foto “al naturale” dei componenti della band, che con il make-up indosso sono davvero difficili da distinguere l’uno dall’altro). Il tipo in questione, vale a dire Whiplasher, ha in mano due cose fondamentali per qualsiasi metallaro scandinavo che si rispetti, ovverosia un bicchiere di birra e una sigaretta, difatti mentre ci saluta vede bene di “spararci” in faccia un bel nuvolone di fumo, esperienza di cui entrambi avremmo volentieri fatto a meno ma che, come ben si sa, fa molto rock & roll! L’intervista è però piacevole e fila via liscia come l’olio, rimaniamo a chiacchierare più di mezz’ora e scopriamo un personaggio affabile, disponibile e per nulla “atteggiato”, ma che anzi se ne esce con una serie di battute ironiche e divertenti, tra l’altro decisamente inaspettate…

Al termine lo lasciamo andare a prepararsi per lo show (anche perché ormai sono circa le dieci di sera…) e attendiamo l’inizio del concerto degli svizzeri Stoneman, che montano sul palco quando ancora nel locale ci sono solo poche decine di persone. Fin dalle prime battute la loro musica appare abbastanza interessante, difatti il quartetto di Zurigo propone un gothic/industrial metal al quale è abbinato sia il cantato in stile death che la voce pulita, ma purtroppo non abbiamo modo di renderci conto appieno delle loro potenzialità perché dopo pochi secondi salta l’impianto e i ragazzi sono costretti a fermarsi. Passa qualche minuto e i quattro ricominciano da capo, ma dopo un paio di pezzi abbandonano lo stage, ovviamente tra la delusione e lo sbigottimento dei presenti. Un vero peccato non averli potuti sentire più a lungo (anche perché non sembravano affatto male…), ma stando a quanto mi verrà detto in seguito lo stesso problema si era verificato anche nel pomeriggio durante il soundcheck, e non c’era stato alcun modo di risolverlo.

Dopo un veloce cambio palco è la volta dei veneti Ensoph, già visti in più occasioni e autori di un mix ben riuscito tra gothic/black metal ed elettronica. Per chi non avesse mai assistito a un loro show dirò che danno grande importanza all’immagine (tutti i membri sono “conciatissimi” e amano indossare capi in pvc o altri tessuti particolari, maschere antigas, lenti a contatto colorate ecc. ecc.), ma sono anche molto scrupolosi per ciò che riguarda la tecnica e lo stile, difatti offrono sempre performance di buon livello e non sfigurano nel paragone con band più blasonate. Tra l’altro sanno bene come stare su un palco e in generale sembrano avere una buona dimestichezza con la dimensione live, cosa che ovviamente rende i loro concerti ancor più gradevoli. Per fortuna durante questa seconda esibizione la corrente non salta, ma di sicuro l’impianto del locale non rende giustizia alla varietà del sound, facendolo sembrare più un gran casino che altro, e, neanche a dirlo, questo tipo di situazione manda Christian Dex e me un po’ in crisi, perché immaginiamo che anche i Deathstars andranno incontro allo stesso genere di problematiche.

Dopo l’uscita di scena degli Ensoph ci abbarbichiamo alle transenne ad aspettare l’inizio del concerto degli headliner, ma nel frattempo notiamo che il locale (per fortuna) si è abbastanza riempito e che tra il pubblico, oltre a parecchi metallari, ci sono anche un po’ di gotici e cyber, come del resto c’era da aspettarsi in una serata del genere… Finalmente la band si presenta sul palco e lo spettacolo inizia: Whiplasher si è tolto la camicia leopardata (!!) che aveva durante l’intervista e ne indossa una nera, inoltre è truccato ed ha le guance cosparse di brillantini (un vero black-glamster insomma…), ma anche gli altri non sono da meno in quanto a make-up, che varia da persona a persona (più in stile black metal quello del chitarrista Nightmare e del batterista Bone, vagamente mansoniano quello del bassista Skinny e decisamente glam quello del nuovo chitarrista Cat, anche lui tutto “luccicante”…). Fin dall’inizio il gruppo sembra piuttosto in forma e propone alcuni dei pezzi più famosi (“New dead nation” e “Synthetic generation” dal primo disco, “Blitzkrieg”, “Tongues” e “Motherzone” dal secondo), ma nonostante l’accoglienza del pubblico sia abbastanza calorosa non c’è quel coinvolgimento generale che uno avrebbe potuto aspettarsi, ed anche le persone delle prime file non si agitano più di tanto.

La scaletta presentata alterna canzoni vecchie e nuove e gli svedesi fanno tutto il possibile per stimolare l’audience: il vocalist ha una discreta presenza scenica, introduce tutti i brani e mentre canta non sta fermo un attimo, gettandosi a terra in diverse occasioni e mimando pure un atto sessuale assieme ad uno dei chitarristi, ma più di lui fanno Skinny e Cat, due veri animali da palcoscenico che da soli riescono a movimentare parecchio la situazione. La qualità del sound purtroppo è quella che è, ma per fortuna i cinque non si lasciano scoraggiare e lo spettacolo diventa mano a mano più coinvolgente, anche perché è davvero difficile rimaner fermi in una situazione del genere, con una band così accattivante sia dal punto di vista musicale che da quello scenico. Il tempo scorre inesorabile e la fine arriva in un battibaleno: l’ultimo pezzo proposto è “Cyanide” (doveva esserci un bis ma viene tolto dalla scaletta…), che infiamma i presenti e rappresenta una degna conclusione per un concerto funestato da eventi vari (uno dei tanti è il limitatissimo uso di luci sul palco, rimasto praticamente “immerso nelle tenebre” per tutto il tempo…), ma a mio parere abbastanza ben riuscito.

Deathstars al Baraonda (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Per concludere il resoconto della serata non può mancare la descrizione dell’after-show, difatti mentre il Baraonda viene man mano riempito dai consueti avventori del venerdì sera (quelli cioè che arrivano ben oltre l’una di notte…) i Deathstars si appropriano di uno dei tavoli nel giardino del locale e se ne stanno lì per le successive due ore, come se fossero clienti qualsiasi!! Della serie “noi non siamo rockstar e non ce ne può fregare meno di tiracela” se ne stanno lì a ridere, scherzare e cazzeggiare per tutto il tempo, anche perché man mano che si fa tardi il loro stato alcolico (causato da un mix di birra e vodka) diventa sempre più preoccupante. Giusto per darvi un’idea e farvi fare due risate vi dirò che ad un certo punto il batterista Bone (un vero personaggio della scena black metal, che ha suonato per molti anni con i Dissection) si mette a cantare a squarciagola canzoni dei Manowar (!!), mentre il buffissimo Cat decide di improvvisare una lap-dance utilizzando il palo dell’ombrellone che copre il tavolo. Ad un certo punto il delirio diventa assoluto, con lo stesso Cat che, nella foga dei suoi movimenti, riesce pure a ferirsi un labbro (e a farselo sanguinare) e Nightmare che, non appena vede ciò che è accaduto, si avventa su di lui e gli ficca letteralmente la lingua in bocca, mentre Skinny cade in terra spinto da chissà chi… Insomma, tutte cose molto normali per degli svedesi abituati a trascorrere in questo modo (oserei dire abbastanza selvaggio e autodistruttivo…) il fine settimana, ma un po’ meno per noi italiani, decisamente più tranquilli e moderati di loro, anche in certe situazioni “al limite” (a questo proposito direi che è emblematico il commento di un ragazzo che, incuriosito da tutto il casino fatto dalla band e dalla sua crew, si sofferma lì vicino e dice: “Beh, ma questa è proprio una bella tavolata!!”).

Ripensando a quella serata, ed essendo ormai trascorsi alcuni giorni, posso solo aggiungere che è stato molto divertente assistere a tali scenette, e che non so quante altre band “famose” avrebbero avuto un atteggiamento così anti-divistico e spontaneo (anche a parità di litri di birra ingurgitati!!), per cui onore al merito perché i Deathstars non hanno solo la bravura dalla loro parte, ma pure la simpatia ed un’estrema semplicità nel modo di porsi. Mica poco, no?

Tracklist concerto:
New dead nation
Blitzkrieg
Tongues
Synthetic generation
Motherzone
Little angel
Last ammunition
Damn me
Trinity fields
Play God
Semi-automatic
Cyanide

Domenica 8 ottobre, Noise Club, Torino
L’appuntamento di domenica 8 ottobre è al Noise Club di Torino, un bel locale che si trova in una via centralissima della città, molto vicina alla Mole Antonelliana. Mentre aspetto che la direzione si decida ad aprire le porte arriva la band al completo (probabilmente di ritorno dalla cena…) e intercetto subito Whiplasher, che mi dice che il concerto del giorno precedente a Ronchi dei Legionari (Gorizia) è andato molto bene, ed è stato il migliore tra quelli tenuti in Italia fino ad allora.

Deathstars

Nightmare dei Deathstars al Baraonda (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Entro dentro e mi rendo conto che anche in questo caso, così come già accaduto al Baraonda, non ci sarà nessun bagno di folla, difatti il locale di per sé non è grandissimo, ma per un concerto del genere dà l’idea di essere fin troppo capiente… Davanti al palco non ci sono transenne e durante il live degli Ensoph, che suonano per primi, il pubblico rimane abbastanza lontano e distaccato, cosa che mi fa presagire poco di buono per la performance successiva, ma che non rappresenterà la vera “nota negativa” della serata, data invece dal fatto che gliStoneman non proveranno neanche ad esibirsi, stavolta non per colpa dell’impianto ma a causa di un litigio con il tour manager, legato tra l’altro alla difficile situazione creatasi due giorni prima in quel di Massa. Inutile dire che tutto ciò lì per lì mi secca non poco, e che a fine serata il gruppo stesso mi racconterà di essere molto dispiaciuto per la mancata esibizione, ma torniamo alla cronaca: il concerto degli Ensoph è piuttosto lungo e la band dimostra un’ottima compattezza e coesione, la qualità del suono è accettabile e l’audience non numerosa ma attenta. Non male insomma, ma la sorpresa arriva più tardi, quando stanno per iniziare i Deathstars e tutti, me compresa, ci gettiamo a bordo palco nel giro di un nanosecondo, circondandolo completamente.

Passano diversi minuti (durante i quali qualcuno dice che la band è nei camerini a perdere tempo col trucco, e con ogni probabilità ci azzecca in pieno…) e finalmente i cinque salgono on stage, conciati più o meno nello stesso modo di due giorni prima. Attaccano con “Last ammunition” ed il pubblico risponde subito nel migliore dei modi, anche perché è formato in buona parte da metallari che non vedono l’ora di farsi un po’ di sano headbanging, facilitato tra l’altro dall’assoluta mancanza di barriere di protezione e da un paio di scalini “strategici” che, una volta appoggiatoci un piede sopra, consentono di assumere una comoda posizione “pro-shakeramento” di chioma. Fin da subito mi rendo conto che il concerto sarà migliore di quello di Massa, non solo perché si può parlare di suono (e non di rumore…) ma anche perché i presenti sono più calorosi e partecipi, considerando anche che ci sono dei ragazzi che cantano a memoria quasi tutti i pezzi e che in alcuni casi si esaltano particolarmente, vedi durante l’esecuzione di “Play God”, “Tongues”, “The revolution exodus”, “Semi-automatic”, “New dead nation” e della trascinante “Cyanide”. Anche il gruppo è consapevole che le cose stanno andando nel migliore dei modi e appare piuttosto soddisfatto, difatti i vari componenti sembrano incamerare l’energia trasmessa loro dal pubblico e si agitano ancora di più di quanto avessero fatto due sere prima! Non che in quel caso fossero stati meno professionali, ma di sicuro troppi fattori esterni avevano condizionato la loro resa e proprio per questo è stato interessante vederli in due diverse occasioni (del resto prima di assistere agli show sapevo già che mi sarei trovata davanti una band tecnicamente molto preparata, ma ero anche consapevole del fatto che il Baraonda, per vari motivi, non sarebbe stato il locale adatto ad ospitarla…).

Al termine dell’esibizione (che stavolta include anche un bis, vale a dire “Damn me”…) vado a complimentarmi con il gruppo, che al solito si dimostra molto disponibile con i fan: fuori dal locale Skinny mi dice di essere stanco e sudatissimo, ma sale sul tour bus giusto il tempo per cambiarsi la maglietta e dopo poco torna giù a chiacchierare con la gente, così come del resto fanno anche tutti gli altri, ovviamente dopo essersi impossessati delle immancabili bottiglie di Beck’s!! Il tempo scorre veloce e poco dopo le due di notte il bus lascia in fretta e furia Torino alla volta di Zagabria, quinta tappa di un tour lunghissimo che porterà il quintetto in giro per tutta l’Europa, e che di sicuro servirà ad accrescerne ancor più la popolarità.

Le mie conclusioni finali, per forza di cose, non possono che essere positive, e penso che chiunque abbia avuto modo di vedere i Deathstars non ne sia rimasto deluso: di certo l’industrial metal non sono stati loro ad inventarlo e qualche spunto dalle formazioni più famose l’hanno preso, ma la personale interpretazione che ne danno è più che convincente e tutto sommato ricca di idee interessanti. Sono certa che in futuro potremo aspettarci grandi cose da questi cinque svedesi, che ci tengono tanto a proclamarsi “rockers” piuttosto che metallari o gotici, ma che a me paiono un po’ tutte e tre le cose messe insieme…

Tracklist concerto:
Last ammunition
New dead nation
Trinity fields
Motherzone
Synthetic generation
Tongues
Revolution exodus
Blitzkrieg
Greatest fight on earth
Virtue to vice
Little angel
Play God
Semi-automatic
Cyanide

Damn me (bis)

Deathstars

Deathstars al Baraonda (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Speciale Deathstars:

Intervista

Italian Tour 2006

Links:

Deathstars – sito ufficiale

Ensoph – sito ufficiale

Stoneman – sito ufficiale

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