Ordo Rosarius Equilibrio: Apocalips

0
Condividi:

Ver Sacrum “Apocalips”, settimo album della discografia di Ordo Rosarius Equilibrio, non delude le attese e si rivela come un eccellente lavoro. Per chi scrive si tratta del miglior album della formazione svedese ed indubbiamente il loro lavoro piu’ vario: 13 magistrali tracce che spaziano dal neo-folk piu’ classico, ad episodi piu’ cupi ed industriali, in un tripudio di atmosfere decadenti, sensuali e marziali, una perfetta colonna sonora per la fine del mondo. L’album è aperto in maniera ottimale dalla splendida “(Mercury rising). Seduced by the kisses of cinnabar sweet”, una ballata neofolk suadente e decadente, con la chitarra acustica in primo piano, mentre le percussioni caratterizzano la successiva “Lost forever in the blitzkrieg of roses” conferendole un’aria marziale. Minimalismo e sensualità sono gli ingredienti principali per “Do murder and lust make me a man”. Percussioni tribali aprono “Hear the sound of a black flame rising”, brano dalle atmosfere cupe ed ossessive. “Sons and daughters of Lilith and Cain” è una gemma oscura, dove la chitarra di matrice neo-folk supporta un brano dall’aria malinconica, decadente e crepuscolare. Oscura (e non potrebbe essere altrimenti) è “Hell is my refuge. A golden dawn for a Judas kiss”. Si torna alla forma “neo-folk” piu’ classica (come non ripensare ai Death In June?) con “I think about Germany and the end of the world”: uno dei momenti migliori del disco. “Let the words of my murder be the last words you hear” è un ritorno all’oscurità, con sonorità industriali e la voce che sembra uscire da un vecchio grammofono gracchiante. “When we murdered the world on the fourteenth of may” è decadente e nostalgica, un brano malinconico imperniato sul pianoforte e gli archi. Alquanto stravagante (ed è l’unico pezzo dell’album che non mi convince in pieno) è “(Apocalips kissess). In the eyes of the scarlet ones”, caratterizzata da una sorta di barrito/urlo. La chitarra acustica ed una voce campionata sono gli ingredienti base di “Can you see the forest for the trees”. Il sesso e la sensualità, argomenti cari a ORE, rimasti in secondo piano per tutto il disco, riaffiorano in “She’s in love with a whip. My venus in furs”, cover del celebre brano (vedi la seconda parte del titolo) dei Velvet Underground. Gran finale con “Who stole the sun from it’s place in my heart”, uno dei momenti piu’ intensi del disco, una ballata acustica di struggente bellezza, che chiude in maniera ottimale un album che sfiora la perfezione. Disco assolutamente imperdibile.

Condividi:

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.