TAT: Quinta essentia

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Ver Sacrum Quando mi capita di ascoltare e di dover recensire lavori come Quinta essentia mi trovo sempre in grande imbarazzo, difatti è molto difficile giudicare questo genere di cose in modo obiettivo, senza lasciarsi influenzare da quelli che sono i propri gusti personali e le proprie opinioni riguardo determinati stili musicali. Per farvi capire meglio vi dirò che TAT è l’ennesimo artista che ci propone un disco interamente incentrato su arpeggi di chitarra classica, oscure atmosfere create dalle tastiere e vocals sia maschili che femminili. Eh già, il signore appena menzionato è uno dei numerosi neo-folker che ormai affollano l’odierna scena, uno di quegli strimpellatori di nenie che hanno sempre l’espressione seria, vestono abiti formali e castigati e si interessano di esoterismo, per non parlare poi del fatto (e questa è la cosa veramente negativa…) che anche lui, come molti suoi illustri colleghi, non sa cantare!! Insomma, direi che gli elementi ci sono proprio tutti e che potrebbero bastare per farmi concludere che il cd è può essere ignorato senza rimpianti, ma il mio disinteresse per la materia in questione si scontra con l’oggettiva consapevolezza che, tutto sommato, l’album non è poi così “orripilante” e, almeno sotto certi punti di vista, può risultare persino gradevole! In particolare mi riferisco all’abilità di Antoine come chitarrista e allo strano mood che pervade un po’ tutti i pezzi, caratterizzati da un non so che di lugubre e di ambiguo. Riguardo alle vocals c’è da notare che, per fortuna, Antoine non ha fatto tutto da solo ed è stato aiutato da altri cantanti, vedi ad esempio tali Kader (Meiosi) ed Esclarmonde (Strigoï), anche se soltanto quest’ultima ha fornito una prova davvero convincente (che si può apprezzare in brani come “Rian Iridiagmar”, “Vampyr” e “The emerald tablet”). Credo quindi di aver compiuto il mio dovere nel cercare non solo i difetti ma anche i pregi di Quinta essentia, che comunque resta una di quelle release che non mi sento di consigliare più di tanto neppure agli appassionati del genere musicale cui fa riferimento, a meno che ovviamente tali persone non facciano parte della categoria dei “collezionisti”, quelli cioè che amano ascoltare tutto, ma proprio tutto…

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