Consummatum Est: Promo 2006

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Ver Sacrum Il doom-metal è genere incompromesso ed assolutamente autarchico, e chi lo pratica va fiero di questa essenza, esercitando la propria mortifera arte al riparo dalla vacua luce che pervade il variegato mondo del music-biz. Ne è assolutamente consapevole Emanuele Telli, già autore come Black Eternity del mini “…and the petals fell…” a proposito del quale già scrissi mesi or sono, e che ora torna a levare la propria lamentevole voce riprendendo la sigla Consummatum Est, sotto la quale già pubblicò nel 2005 l’album a tre tracce “Funeral procession”. Ed il promo che ho appena inserito nel lettore per l’ennesima volta consta di due brani, della durata complessiva che supera la mezza ora, che, non ostante l’insita pesantezza, conservano più d’uno elemento di sicuro interesse. L’incedere è ovviamente lentissimo e funereo, come è ovvio attendersi da una tale proposta, ma “Consummatum est” (il pezzo) e “The virgin mistake” serbano elementi che possono ricondursi alla più tetra dark-ambient abrasa da escoriazioni industrial, porzioni che giungono a sopresa e che non stridono assolutamente, facendo naturalmente parte del corpus di ogni pezzo, anche quando giungono a ridosso di parti ove le voci femminili si levano a recitar disperatione e dolore (e la presenza di un soprano, la brava Elisabetta Marchetti, una volta tanto non pare messa lì solo per assecondare la tendenza del momento, ma è perfettamente calata nel contesto del dramma rappresentato). Vocals licantropiche sostenute da uno strumentismo scarnificato, ridotto volontariamente all’essenziale, s’intrecciano con quelle eteree e muliebri, librandosi al di sopra di un tappeto sonoro scandito da un basso martellante, da chitarre che sanno giuocare il proprio ruolo di protagoniste senza per questo invadere la scena e da un percussionismo sinistro, con il piano e l’organo a sottolineare i passaggi più sofferti, rappresentano le coordinate del disketto, oltre agli squarci più sperimentali a proposito dei quali accennavo sopra. Emanuele si conferma ottimo direttore d’orchestra, dimostrando ora di possedere la maturità necessaria per compiere un auspicato, ulteriore passo in avanti. Evoluzione (nei rigidi limiti imposti dal genere, badi il lettore!) che risulterà senza altro tangibile nell’annunziato nuovo album “The choir of the dead”, già pronto e rifinito grazie all’intervento di guest-musicians. E che spero davvero di recensire a breve, anche per saziare la curiosità che mi pervade, accresciuta dall’ascolto di questo promo. Chissà che qualche label illuminata non s’accorga nel frattempo di loro!

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