Letum: Broken

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Ver Sacrum Si può fare qualcosa di nuovo e originale in campo dark ambient? Forse no, ormai tutto è stato già fatto. Senz’altro però si può lavorare, se non sull’originalità, almeno a livello emozionale, per proporre qualcosa che colpisce gli ascoltatori e li cattura per l’intera durata di un CD, e in quest’ottica Broken è un lavoro riuscito. Insieme al nuovo (e stupendo!) MZ412 si tratta di uno dei lavori più interessanti in campo dark-ambient ascoltato quest’anno. Di Letum si erano perse le tracce da ben 5 anni, quando ci sorprese positivamente con il buon The entrance to salvation. Le atmosfere minimali e prossime all’ethereal di quel lavoro sono ancora presenti in Broken, basti ascoltare “Staring at nothing” ad esempio con i suoi eleganti vocalizzi femminili. Le sonorità di questo CD sono però senz’altro più complesse e intriganti che nel lavoro di esordio: intanto in più di un episodio partono delle vere e proprie derive rumoristiche di stampo harsh-industrial (“Appempt”, “Solititation”). Molto spesso i brani cominciano quasi in sordina, con dei “drones” di tastiere a far da base, delle irruzioni rumoristiche e di effetti tenuti in sottofondo, per poi far aggiungere al tutto più strati sonori, che si aprono in arrangiamenti complessi, quasi di sapore orchestrale. Da questo punto di vista emblematica è la bella “Communion”, tutta costruita su suoni di archi (probabilmente campionati). Non manca qualche “deja-vu” del genere dark-ambient (poteva mancare la campana che riecheggia distante?) ma a parte la già citata mancanza di novità, Broken è un lavoro stimolante e piacevole, “facile” per orecchie avvezze ai suoni Cold Meat, “difficile” ma mai veramente ostico per tutti gli altri ascoltatori. Non sarà un lavoro originale ma è indubbio che Letum abbia realizzato un’opera onesta e di buona fattura.

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