The Automatic: Not accepted anywhere

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Ver Sacrum Fare le recensioni dei cd realizzati dai nuovi gruppi brit rock sta diventando sempre più difficile e imbarazzante, difatti nella maggior parte dei casi uno si ritrova a parlare di band molto simili le une alle altre, sia dal punto di vista biografico che da quello strettamente musicale, ed ha la sensazione di ripetere sempre le stesse frasi e gli stessi concetti basilari… Tra l’altro parecchie di queste “new sensation” sono molto interessanti, per cui non c’è modo di variare neanche per ciò che riguarda il giudizio sul lavoro svolto, che di solito merita apprezzamenti lusinghieri piuttosto che critiche! Gli Automatic rientrano a pieno titolo nella categoria a cui ho appena accennato, di conseguenza sapete a cosa andate incontro se continuate a leggere queste righe e non vi stupirete sentendo dire che la formazione gallese è giovanissima, che si è formata solo pochi anni fa e che ha ottenuto successo grazie ad una manciata di singoli azzeccati… A tutto ciò si aggiunge il fatto che il loro Not accepted anywhere è un bel concentrato di energia e di suoni ultra-accattivanti, che ti fanno pure venir voglia di ballare e ti ricordano (come se ce ne fosse bisogno!) che le nuove band britanniche sono bravissime nel mescolare emo, pop, rock e wave, ed ogni volta se ne escono con qualcosa che vale la pena ascoltare con attenzione. Se proprio dovessi paragonare il quartetto a qualcuno citerei i Bloc Party, ma per fortuna gli Automatic sono riusciti a dare la loro personale impronta ai brani realizzati, dimostrando di avere un buon talento compositivo e uno spiccato senso del ritmo e della melodia. Proprio a tale proposito vorrei aggiungere che i pezzi del disco sono di quelli che scorrono via veloci veloci e non sono mai caratterizzati da cadute di tono, difatti qui non esistono riempitivi ed ogni episodio ha un suo fascino particolare, che lo rende leggermente diverso da quello che lo precede e dal successore. Difficile resistere alla freschezza e all’estrema orecchiabilità di canzoni come “Team drama”, “Monster”, “Lost at home”, “Raoul” e “That’s what she said”, ma come ho già detto anche le restanti non sono da meno, e contribuiscono a rendere Not accepted… l’ennesima chicca imperdibile per gli appassionati di questo genere di sonorità…

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