The Veils: Nux vomica

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Ver Sacrum Avete mai visto i Veils dal vivo? Se non dovesse mai esservi capitato sappiate che sono un po’ uno strazio, una di quelle band che sembra sentirsi a disagio sul palco e che non riesce a trasmettere grandi emozioni perché troppo timorosa di sbagliare o di mostrarsi per ciò che è veramente. Dico questo perché un paio di anni fa ho assistito a ben due show di Finn Andrews e compagni ed in entrambi i casi sono rimasta assai delusa, difatti avevo molto apprezzato il loro debut album The runaway found (2004) e mi aspettavo una performance che esaltasse le belle canzoni in esso contenute, invece mi annoiai e mi resi conto che il gruppo aveva ancora molto da imparare sul modo in cui ci si presenta davanti al pubblico. Tutt’altro discorso vale invece per i loro dischi, che riescono ad essere davvero incisivi ed a arrivare al cuore di chi li ascolta, dimostrando che il bravo Finn (il quale, per chi non lo sapesse, è figlio dell’ex XTC Barry Andrews…) di talento ne ha parecchio, ma evidentemente riesce ad esprimerlo solo in determinati contesti!! La vena intimista che caratterizzava l’esordio è ancora presente in Nux vomica, ma stavolta il sound è più corposo e dinamico, per non parlare poi della varietà stilistica che contraddistingue i brani, talvolta incentrati su melodie dolcissime e struggenti (vedi ad esempio la ballad “Under the folding branches” o episodi come “A birthday present” e “House where we all live”), e altre volte contraddistinti da un mood oscuro e da una sorta di tensione interna che si traduce in sonorità di grande presa e impatto. Di quest’ultima categoria fanno parte la titletrack e pezzi come “Jesus for the jugular”, “Pan” e “Not yet”, che fanno subito venire in mente il paragone con Nick Cave e con il suo particolare modo di trattare la materia folk-rock. Davvero notevole la prova vocale del più volte citato Finn, un cantante molto tecnico ma allo stesso tempo istintivo, che stupisce per la sua versatilità (con una voce così potrebbe cimentarsi con qualsiasi genere…) e per come riesce ad interpretare le varie canzoni, passando con estrema facilità da uno stile all’altro. Un gran bel lavoro insomma, realizzato ad arte e ricco di spunti interessanti, ma che colpisce soprattutto per l’intensità e l’immediatezza dei brani inclusi.

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