Crack ov dawn: White line

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Ver Sacrum Si dice che questi Crack ov dawn (da Parigi) se la tirino non poco, dandosi arie da rock-star maledetta alla Axl W. Rose. Mah, “White line” non scuoterà certo i nostri padiglioni auricolari, però per lo meno si compone di undici oneste tracce, la prima delle quali, “From my shades”, incede lenta e malinconica non abbandonando certo vigore elettrico che può approssimarla alle proposte dei Placebo (e la voce del singer Britney Beach, che razza di nick si è scelto!, ricorda alla lontana ma non troppo quella del conturbante Brian Molko, lo hanno notato in parecchi), e quanto segue accoppia inserti elettronici a schitarrate belle toste, il tutto ben miscelato nel tentativo di proporre un prodottino godibile ed ammiccante. Danno più l’idea di essere dei bravi ragazzi che si danno arie da ribelli così tanto per apparire dei duri nei confronti delle belle del quartiere (“Nightstar” o “Love injection”), senza per questo esagerare troppo, per non irritare vieppiù i genitori. Il mattino dopo, infatti, li ritroveremo diligentemente chini sui banchi di scuola! Non mancano le ballate strappa-lingeria come “Don’t die again” o come la title-track, anche se non sono proprio fragranti come un buon croissant appena sfornato, avendole già ascoltate, con altri titoli ed altre firme, diecine e diecine di volte, ma non pretendiamo troppo dai Crack ov dawn. L’intento è quello di farsi strada a qualunque costo lungo gli affollati boulevard che portano dritti dritti al successo planetario, ed in loro aiuto giunge infatti la riuscita “Not 4 fun”, ove un bel solo della sei corde dimostra che hanno studiato con cura il capitolo-composizione. “Bastard city” è bruttina fin dal titolo, peccato, una caduta di tono che poteva essere evitata, e non è l’unica, ma la band riesce a correggere il tiro piazzando immediatamente un altro lento, quella “The sun is dead” richiamante certo rock polveroso alla Badlands (e pure The Cult), per concludere poi degnamente (bypassata l’insignificante “Take the pain”) con un altro pezzo rallentato, “New dead world” che è uno fra i più incisivi della track-list. I numeri ci sono, basta solo porli nel giusto ordine, eliminare qualche incertezza e badare meno alla forma e più alla sostanza.

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