Goth Town: The clouds

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Ver Sacrum Vedono finalmente la luce in versione ufficiale queste interessanti composizioni firmate dal quartetto campano, otto delle quali (sulle dieci che compongono la lista definitiva) già fecero parte di un promo-CD datato 2005. Puntualizzo che anche per il presente Roberto (Goth) e compagni hanno dovuto ricorrere all’auto-produzione, ed alla luce di quanto mi tocca talvolta ascoltare, pubblicato da label più o meno conosciute, devo rammaricarmi di questo, in quanto “The clouds” meriterebbe ben altra considerazione da parte dei nostrani discografici. Ma i Goth Town non demorderanno, ne sono certo. Trattasi di una bella collezione di brani gradevoli e legati a doppio filo all’epopea aurea del dark ottantiano (idem dicasi per la grafica), potendo riconoscere in “The angel of mercy”, “The waiting girl” e “Run” riferimenti più o meno espliciti alla produzione di The Cure, ma anche di insiemi meno celebrati, ma non per questo meno importanti, quali p.e. Sad Lovers And Giants e The Sound di Adrian Borland (RIP). Composizioni orientate verso situazioni in prevalenza umbratili e crepuscolari (come la cupa “Under my stone”), anche se la prima inedita nella quale ci si imbatte scorrendo il disco, ovvero “You are loser”, poggia su una ritmica assai svelta. Ottimo il lavoro svolto da Monique (basso e coro) e The Dead (batteria), mentre la chitarra di Bart è assolutamente classica nel suo stile aderendo in toto al genere a noi tanto caro. Mai sopra le righe, la voce di Goth (il quale si occupa pure di tastiere, basso, batteria e chitarre oltrecchè della produzione del platter!) ben si districa tra l’intreccio di note tessuto dai colleghi. Fa il paio con la precedente l’altra canzone nuova, la accattivante “Who wants the world”, e questa coppia centrale si pone come elemento di rottura dell’atmosfera complessiva di “The clouds”. Davvero riuscito il discreto solo della sei corde che ne segna l’epico finale. Un disco che piacerà senza altro a quanti sono rimasti legati a sonorità datate, ma che sanno ancora esercitare un discreto fascino.

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