Ver SacrumChi pensava che i Laibach avessero ormai finito di riservarci strane e assurde sorprese con le loro follie musicali (ma non solo), be’, chiaramente si sbagliava di grosso! Infatti i nostri continuano a divertirsi con la loro fissazione delle “cover” e, in questo caso, le virgolette sono assolutamente fondamentali, visto che i brani che eseguono sono gli inni nazionali, completamente rivisti e corretti, di tredici paesi del mondo più quello dell’NSK, l’entità sopranazionale da loro stessi creata. E lo fanno in uno stile nuovo, probabilmente anche grazie alla collaborazione con altri due musicisti sloveni (Boris Benko and Primož Hladnik provenienti da un gruppo che risponde al nome di Silence). In tutta la durata del CD, quindi, si alternano dei momenti che definirei tipicamente laibachiani ad altri più morbidi e melodici ad altri ancora in cui le due caratteristiche si fondono piuttosto bene, come nella seconda parte di “America”. Normalmente negli inni (almeno in quelli che conosco) c’è quasi sempre un suggerimento che fa capire facilmente di quale si tratti, ma molto presto il tutto viene preso, slabbrato, masticato e ricostruito in modo tale da essere praticamente irriconoscibile, anche perché in alcuni casi gli inni sono anche parzialmente tradotti. Ho il sospetto che, per digerire un disco come questo, siano necessari numerosi ascolti: il primo impatto non è affatto facile, per due motivi: innanzitutto il fatto di trovarsi di fronte a una serie di inni nazionali che, qua e là, spuntano misteriosamente da un amalgama sonoro ben lontano da quello in cui sono nati; inoltre non siamo di fronte a un disco tipico dei Laibach, sempre che la parola “tipico” possa associarsi al gruppo sloveno. Di certo non si tratta del disco più consigliabile per approcciare questo progetto ma posso dire tranquillamente che a me sta piacendo di più ad ogni ascolto, forse anche perché mi dà l’impressione del fatto che i nostri siano alla ricerca di qualcosa di nuovo all’interno del loro suono, visto che si tratta del loro disco più sperimentale da tempi immemori. Un disco che, entrato in sordina nei miei ascolti, potrebbe conquistare una posizione nella classifica di fine anno. Nella speranza che non si tratti dell’ultima sorpresa che ci riservano.