Last Rites: The many forms

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Ver Sacrum E’ un disco che cresce man mano che ci si inoltra nei vasti territori che circonda colle sue sonorità magmatiche, ed ove la luce non riesce proprio a penetrare, TMF. La ciurma dei fratelli Wright stavolta ha saputo meglio indirizzare le proprie aspirazioni, e due bei brani come “The chalice” e come “Rageing tide” non possono che ben predisporci. La voce profonda di Nod riesce ad emergere dal calderone ribollente d’ansie e paure generato dal tumultuante fervore chitarristico di Paul e di James Quinn, capaci di produrre autentiche scariche in “Guilt sublime”, fra i migliori episodi del lotto. La title.track si merita il titolo: solenne piece-dark irrorata dalle tastiere di Gareth Thorrrington e percorsa da riff tormentati, “Body in decline” instilla invece un vago e subdolissimo senso di terrore atavico. Il cantato di Nod Wright è quanto mai eldritchiano, non riesco a spiegarmelo razionalmente, a farmene una ragione, eppure questo pezzo mi ha fatto venir voglia di ri-ascoltare “Body and soul”! Misteri dell’anima! “My world alight” è una impetuosa cavalcata notturna attraverso lande desertificate popolate da creature deformi… “The many forms” piacerà ai fan die-hard del più classico Fields of the Nephilim-sound, è un disco che mi permette finalmente di apprezzare i Last Rites, da me fino ad ora ritenuti solo degli insolenti figliastri del gruppo-madre. Un’altro capitolo, quello che dovevo ancora leggere, s’aggiunge adunque all’epopea. In “Our alibi” torna lo spettro dei Sisters più sofferenti, ancora una volta ottimo si rivela il lavoro di fine cesello operato dalla affiatatissima coppia Paul Wright/James Quinn, “And all it’s thorns” giunge dopo le brevi ed interlocutorie “Moments call”, “The turning” e “See the wild”, strettamente legate fra di loro, e chiosa degnamente “The many forms”. Lo ho già scritto, ma devo ripetermi: ora apprezzo pienamente il lavoro dei Last Rites, i quali finalmente paiono aver trovato quella via maestra da percorrere con fermezza, e che infine porta al giusto traguardo della riconoscenza.

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