My Chemical Romance: The black parade

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Ver Sacrum Devo dire la verità, non avrei mai pensato che i My Chemical Romance potessero tirare fuori dal cilindro un lavoro stupefacente come The black parade, non perché non stimassi abbastanza la giovane band del New Jersey, ma perché non credevo che avrebbe avuto la voglia (o l’interesse) di osare così tanto con questo nuovo cd, che simbolicamente rappresenta una sorta di distacco dall’ambito musicale con il quale essa è stata accomunata finora, ovverosia l’emo-goth. Non che Gerard Way e soci abbiano cominciato a vestirsi con abiti dai colori sgargianti (avete visto le loro ultime foto?) o a trattare argomenti “leggerini” (il tema principale del disco è la morte…), ma di sicuro il loro suono si è evoluto dai tempi di Three cheers for sweet revenge (2004), ed è diventato qualcosa di più di un semplice punk rock condito con atmosfere oscure. Del resto è lecito aver voglia di cambiare un po’ dopo qualche anno di carriera, tanto più se si ha un progetto ambizioso come quello di realizzare un concept album, e infatti il quintetto ha deciso di fare le cose in grande e di comporre una sorta di rock opera che ruota intorno alla figura di “The patient”, un giovane uomo che sta per morire di cancro e che ripensa a vari momenti della sua vita passata. “Ma che allegria!” penserete voi, ma per tutta risposta io vi dico che, fortunatamente, il materiale dei MCR è permeato di quell’ironia tragica che serve a sdrammatizzare e alleggerire determinati argomenti, affermazione che peraltro vale sia per i testi che per ciò che riguarda la musica. Quest’ultima in particolare tende ad una maggiore “pomposità” rispetto a ciò cui eravamo abituati ed è più rock-oriented, ma rimane godibilissima dalla prima all’ultima nota, e si mette in evidenza proprio per la sua immediatezza e orecchiabilità. Devo ammettere che la prima volta che ho sentito The black parade sono rimasta spiazzata e non sapevo bene cosa pensare, ma è bastato un secondo ascolto un po’ più “consapevole” per farmelo amare incondizionatamente e capire che quando un gruppo tira fuori una roba del genere è perché ha una buona dose di talento dalla sua parte. Riguardo alle varie canzoni c’è poco da dire, non sono riuscita a trovarne una che non mi piace o che mi scontenta un po’, anzi ho parecchie difficoltà nel citare le migliori perché il livello di ognuna è molto alto, basti pensare ad episodi come “Sharpest lives”, “Famous last words” (Dio quanto è bello il sound di questo pezzo, per non parlare poi della voce di Gerard, davvero simile a quella di Billy Corgan in alcuni casi…), “Teenagers”, “House of wolves” o al prolisso “Welcome to the black parade”, che coinvolgono ed emozionano alla stessa maniera anche dopo ripetuti ascolti. Uno dei dischi dell’anno per la sottoscritta, su questo non c’è proprio dubbio!!

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